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L'ultima missione: Project Hail Mary (Film) - un viaggio nell'inconscio. Dottor Maurizio Silvestri

L'ultima missione – Project Hail Mary non è semplicemente un film di fantascienza: è un film sull'inconscio, sul desiderio e sulla possibilità di costruire un legame con l'Altro radicalmente diverso. Per questo si presta sorprendentemente bene a una lettura freudiana e lacaniana.

Il film e i suoi autori

Project Hail Mary è tratto dall'omonimo romanzo del 2021 di Andy Weir, lo stesso autore di The Martian. La sceneggiatura è di Drew Goddard, già autore dell'adattamento di The Martian, mentre la regia è affidata a Phil Lord e Christopher Miller, noti per la capacità di fondere umorismo, emozione e immaginazione. Il protagonista è Ryan Gosling, che interpreta Ryland Grace con una miscela di ironia, vulnerabilità e intelligenza.

La critica è stata molto favorevole: circa il 94% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un Metascore di 77, con molti recensori che hanno sottolineato l'equilibrio tra rigore scientifico e profondità emotiva. Alcuni, invece, hanno criticato una riduzione degli aspetti più "hard science" presenti nel romanzo a favore dello spettacolo cinematografico.

La lettura psicoanalitica

Dal mio punto di vista, il film può essere letto come il racconto di una vera e propria analisi.

1. Il risveglio come nascita del soggetto

Ryland Grace si risveglia senza memoria.

Per Freud questo rappresenta perfettamente il soggetto dominato dalla rimozione.

L'Io non sa chi è.

Non sa perché si trovi lì.

Non ricorda il proprio desiderio.

L'intero film consiste nel lento ritorno del rimosso.

Ogni flashback è come una seduta analitica.

L'identità non viene costruita andando avanti, ma tornando indietro.

2. Lo spazio come inconscio

L'astronave è l'apparato psichico.

Fuori c'è il vuoto cosmico.

Dentro ci sono ricordi, fantasmi e oggetti.

L'intero viaggio non è verso una stella.

È dentro se stesso.

Come nei sogni freudiani, il tempo non è lineare.

Presente e passato convivono continuamente.

3. L'alieno Rocky come il Grande Altro

Qui il film diventa quasi lacaniano.

Rocky non è semplicemente un extraterrestre.

È l'Altro assoluto.

Parla una lingua incomprensibile.

Ha una percezione diversa del mondo.

Respira un'altra atmosfera.

Possiede un'altra logica.

Eppure...

Tra loro nasce il linguaggio.

È una straordinaria metafora della cura.

Lo psicoterapeuta e il paziente inizialmente parlano due lingue differenti.

La terapia consiste proprio nella costruzione di un codice comune.

4. L'angoscia non nasce dal mostro

Freud direbbe:

L'angoscia non deriva dall'alieno.

Deriva dalla responsabilità.

Grace ha paura della missione molto più di Rocky.

È il desiderio che spaventa.

L'alieno non è il perturbante.

Il perturbante è diventare ciò che siamo chiamati a essere.

5. L'amicizia come superamento del narcisismo

Questo è forse il tema più bello.

All'inizio Grace pensa continuamente alla Terra.

Poi pensa alla missione.

Infine pensa all'altro.

Per Lacan il desiderio umano esce dal narcisismo solo quando incontra un Altro che non può essere assimilato.

Rocky non diventa umano.

Grace non diventa alieno.

Rimangono differenti.

Ed è proprio questa differenza che rende possibile l'amicizia.

È una delle più belle rappresentazioni cinematografiche dell'incontro con l'Altro senza annullarne l'alterità.

6. La memoria come costruzione dell'identità

Freud sosteneva che ricordare non significa semplicemente recuperare il passato.

Significa riscriverlo.

Nel film ogni ricordo cambia il significato dei precedenti.

La memoria è dinamica.

Esattamente come nell'analisi.

7. Il Sole come oggetto del desiderio

Il Sole non è soltanto un astro.

È il simbolo della vita.

Potremmo dire che rappresenta il desiderio stesso.

Quando il Sole si spegne...

si spegne il desiderio.

L'intera missione consiste nel riaccendere il desiderio dell'umanità.

Questa è quasi una metafora della depressione.

Un punto che mi ha colpito moltissimo

Nel film la salvezza non arriva dalla forza.

Non arriva dalle armi.

Non arriva dalla tecnologia.

Arriva dalla cooperazione.

Questa è una posizione profondamente anti-narcisistica.

Freud, ne Il disagio della civiltà, sosteneva che la civiltà esiste solo grazie alla rinuncia pulsionale.

Qui assistiamo a qualcosa di ancora più radicale.

La sopravvivenza della specie dipende dalla capacità di fidarsi di uno sconosciuto assoluto.


Articolo di approfondimento psicoanalitico:


"Project Hail Mary: perché il più bel film di fantascienza dell'anno è in realtà un viaggio nell'inconscio."

La tesi:

"Il vero alieno non è Rocky. L'alieno è quella parte di noi che non conosciamo ancora. Il viaggio nello spazio diventa allora il simbolo del percorso analitico: recuperare la memoria, attraversare l'angoscia, imparare una nuova lingua del desiderio e scoprire che la salvezza non nasce dall'onnipotenza dell'Io, ma dalla relazione con l'Altro."

Un ulteriore livello ancora più ricco da sviluppare: una lettura che metta in dialogo Freud, Lacan e le neuroscienze. Il fungo extraterrestre che minaccia il Sole può essere interpretato come un'immagine della pulsione di morte che tende all'entropia. In questo ulteriore articolo sviluppo le conseguenze psicoanalitiche di questo tema e arricchisce notevolmente la portata del film. Qui trovate l'approfondimento:


 
 
 

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