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Project Hail Mary: il vero viaggio non è nello spazio, ma nell'inconscio. Dottor Maurizio Silvestri.

La fantascienza, quando raggiunge i suoi risultati migliori, non parla mai davvero del futuro. Parla dell'essere umano. Le astronavi, i pianeti lontani e le specie aliene diventano metafore attraverso cui osservare le nostre paure più profonde, i nostri desideri e i limiti della nostra coscienza.

Project Hail Mary appartiene a questa rara categoria di opere. Dietro il racconto di una missione destinata a salvare la Terra si nasconde infatti una riflessione sorprendentemente ricca sulla costituzione del soggetto, sul linguaggio e sul rapporto con l'Altro. È proprio questo che rende il film molto più di un'avventura spaziale.

Il viaggio nell'inconscio

Il protagonista, Ryland Grace, si risveglia senza sapere chi sia. Non ricorda il proprio nome, il motivo della missione né la storia che lo ha condotto nello spazio.

Da un punto di vista psicoanalitico questa scena è estremamente significativa.

Freud ci insegna che l'identità non coincide mai con ciò che il soggetto conosce di sé. Esiste sempre una parte della nostra storia che rimane rimossa, invisibile, ma che continua a produrre effetti. L'inconscio non è semplicemente un archivio di ricordi dimenticati: è una forza viva che organizza il nostro modo di sentire, di amare e di scegliere.

L'intero film può allora essere letto come un'analisi. Ogni ricordo che riaffiora non aggiunge soltanto un'informazione: modifica il significato di tutto ciò che era venuto prima. È esattamente ciò che accade durante una psicoterapia analitica. Il passato non viene recuperato come una fotografia immobile, ma continuamente riscritto alla luce del presente.

Il fungo cosmico come metafora della pulsione di morte

L'organismo extraterrestre che consuma l'energia delle stelle può essere interpretato come una potente immagine simbolica della pulsione di morte descritta da Freud.

Nel saggio Al di là del principio di piacere (1920), Freud introduce l'idea che accanto alla spinta verso la vita, la costruzione e il legame, esista una forza opposta che tende alla riduzione della tensione fino all'inorganico. Non è un desiderio cosciente di morire, ma una tendenza alla ripetizione, all'immobilità, all'entropia.

Il fungo del film agisce proprio così. Non attacca con violenza, non distrugge in modo spettacolare. Consuma lentamente la fonte stessa dell'energia, privando il sistema della possibilità di rigenerarsi.

La sua azione ricorda molti fenomeni psicopatologici. Nella depressione grave, ad esempio, ciò che sembra spegnersi non è semplicemente l'umore, ma il desiderio stesso. Le persone descrivono la sensazione di non avere più energia per investire nel mondo, nelle relazioni o nel futuro.

È come se il Sole interiore perdesse progressivamente luminosità.

Da questa prospettiva, salvare il Sole significa salvare la possibilità stessa del desiderio.

Rocky e l'incontro con l'Altro

Il momento più sorprendente del film non coincide con la scoperta scientifica, ma con l'incontro fra Grace e Rocky.

Nella tradizione cinematografica l'alieno rappresenta spesso ciò che deve essere sconfitto oppure assimilato. Qui accade il contrario.

Rocky rimane irriducibilmente diverso.

Respira un'altra atmosfera.

Percepisce il mondo attraverso sensi differenti.

Ha una logica diversa dalla nostra.

Eppure nasce un dialogo.

Per Jacques Lacan questa è la vera esperienza dell'Altro. L'altro autentico non è qualcuno che pensa come noi. È qualcuno la cui differenza mette in crisi il nostro modo abituale di organizzare la realtà.

La comunicazione fra i due protagonisti non nasce da una traduzione immediata. Richiede tempo, errori, curiosità, disponibilità a modificare il proprio linguaggio.

È ciò che avviene anche nella relazione terapeutica.

Analista e paziente parlano inizialmente due lingue differenti. Progressivamente costruiscono un linguaggio comune che permette ai sintomi di acquisire un significato nuovo.

Neuroscienze e cervello sociale

Le neuroscienze contemporanee confermano quanto la nostra mente sia costruita per entrare in relazione.

Le ricerche sul cosiddetto "cervello sociale" mostrano che le reti neuronali coinvolte nella comprensione dell'altro sono strettamente collegate ai processi attraverso cui costruiamo la nostra identità. Non diventiamo noi stessi in isolamento. Ci costituiamo nello scambio, nella reciprocità, nella capacità di attribuire significato alle intenzioni altrui.

In questo senso Rocky non rappresenta soltanto un alleato.

Rappresenta una trasformazione del protagonista.

È attraverso l'incontro con una mente radicalmente diversa che Grace scopre aspetti di sé che da solo non avrebbe mai potuto conoscere.

La soggettività nasce sempre in una relazione.

La salvezza come superamento del narcisismo

Forse il messaggio più profondo del film riguarda proprio il narcisismo.

All'inizio della storia Grace è dominato dalla paura, dall'autoconservazione e dal bisogno di proteggere se stesso.

Alla fine è disposto a rinunciare perfino al ritorno sulla Terra pur di salvare Rocky e il suo popolo.

Non si tratta di eroismo retorico.

È la trasformazione del desiderio.

Freud sosteneva che la maturità consiste nello spostare l'investimento libidico dall'Io verso il mondo e verso gli altri. Lacan aggiungerebbe che il desiderio umano si mantiene vivo soltanto quando accetta di confrontarsi con ciò che non può possedere completamente.

La vera vittoria del protagonista non è dunque scientifica.

È psicologica.

Ha imparato che vivere significa uscire dalla prigione del proprio narcisismo.

Una lezione per la psicologia contemporanea

In un'epoca dominata dall'individualismo, Project Hail Mary ricorda qualcosa di essenziale: nessuno si salva da solo.

La mente umana non cresce nell'autosufficienza, ma nella relazione.

La conoscenza nasce dal dialogo.

Il desiderio si alimenta nell'incontro.

E persino la sopravvivenza dell'umanità, nel racconto cinematografico, dipende dalla capacità di riconoscere valore a chi è radicalmente diverso da noi.

Forse è proprio questa la più grande intuizione del film: il vero alieno non è Rocky.

Il vero alieno è quella parte sconosciuta di noi stessi che possiamo incontrare soltanto quando abbiamo il coraggio di aprirci all'Altro.

 
 
 

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