Emanuele Luzzati: quando l'arte ci restituisce il linguaggio dell'inconscio. Dottor Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

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Passeggiando per Genova è impossibile non imbattersi, prima o poi, nell'eredità di Emanuele Luzzati. È una presenza discreta ma continua: nei suoi colori, nei suoi personaggi, nel teatro, nelle piazze e perfino nella memoria della città.
Luzzati riposa oggi nel Cimitero Monumentale di Staglieno, nella sezione ebraica. È un particolare che invita a ricordare non solo il grande artista, ma anche le sue radici culturali e una storia personale attraversata dalle persecuzioni razziali, dall'esilio e dal ritorno nella sua amata Genova.
Il suo tratto sembra quello di un bambino: linee essenziali, figure sproporzionate, colori accesi. Ma questa apparente semplicità è il frutto di una straordinaria maturità artistica. Luzzati non voleva rappresentare il mondo così come appare agli occhi dell'adulto; voleva restituirci il modo in cui il mondo viene vissuto dall'immaginazione.
Ed è qui che il suo lavoro incontra la psicoanalisi.
Per Sigmund Freud il bambino non è un essere privo di conflitti. La sua vita psichica è già attraversata da pulsioni, desideri, curiosità, aggressività, paure e amore. L'inconscio non parla attraverso definizioni, ma attraverso immagini, simboli, sogni e racconti.
Le fiabe svolgono proprio questa funzione. Il lupo, la strega, il bosco, il drago, il re e la principessa non sono semplici personaggi: sono rappresentazioni simboliche dei conflitti interiori. Consentono al bambino di incontrare ciò che ancora non può comprendere razionalmente.
I disegni di Luzzati sembrano nascere esattamente da questo luogo psichico. Guardandoli entriamo in uno spazio dove realtà e fantasia convivono, proprio come accade nel sogno.
Anche Jacques Lacan ci offre una chiave preziosa: il soggetto si costruisce attraverso il linguaggio e il mondo simbolico. Le fiabe sono uno dei primi grandi strumenti con cui il bambino organizza il proprio universo interiore.
Questa intuizione trovò una straordinaria traduzione artistica nell'incontro con Tonino Conte. Insieme fondarono nel 1975 il Teatro della Tosse, dando vita a un laboratorio creativo che ha rivoluzionato il teatro italiano. Non si limitavano a mettere in scena spettacoli: trasformavano piazze, vicoli, castelli e interi quartieri in luoghi dell'immaginazione, dove adulti e bambini potevano tornare a parlare il linguaggio del simbolo.
Forse è proprio questo il lascito più profondo di Luzzati e Conte: aver compreso che il teatro e l'arte non servono a fuggire dalla realtà, ma a renderla più comprensibile attraverso il simbolo. È ciò che fa anche la psicoanalisi. Entrambe non eliminano il conflitto: gli danno una forma, un colore, una storia.
Per questo i disegni di Luzzati continuano a emozionarci. Non parlano soltanto ai bambini. Parlano a quel bambino che continua ad abitare l'inconscio di ogni adulto.
E forse la definizione più bella potrebbe essere questa:
Luzzati non illustrava le fiabe. Illustrava l'inconscio che le ha generate.

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