Una poesia ispirata da un posto da ricordare di M. Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
La poesia è ispirata a questo posto:
Si tratta della playa di benijo nel parco naturale di anaga in Tenerife, qui trovate il luogo:
Al limite del mondo
Di m. Silvestri 12/12/25
In questo luogo
Il mare
Si distende
A perdita
D'occhio
Il rumore
Delle onde
E' un tuono
Che non
Ha fine
Davanti a me
L'immenso
Mi abbraccia
Con un affetto
Profondo
Oltre c'e'
Lo sconosciuto
Non si addomestica
Ciò che
Non si comprende
Il timore
Stordisce i sensi
Mi attraversa
In un lampo
L'intuizione
L'idea si
Fa largo
Come una
Barca
Va verso l'orizzonte
Ed ora navigo
Ed attraverso
Ciò che
Prima era
Incomprensibile
Sembra un
Miracolo
Andare oltre
Ciò che
Non si è mai saputo
Ora il timore
Lascia spazio
All'essere
Il Nuovo
Diventa familiare
E quando
Sorge il
Sole su
Questo
Nuovo orizzonte
Non posso
Che essere
Grato di
Ciò che è
Accaduti
Sento che
In questo
Modo
Anche le
Generazioni
Future troveranno
Il loro posto
L'essere umano
Ha bisogno
Anche di questo
"Andare oltre
Il confine"
Si apre
Lo scenario
Del futuro
Eppure e'
Vita
1. Il limite come luogo originario
“Al limite del mondo” non è solo un confine geografico: è un luogo psichico. Il testo si apre su una soglia. Il mare “a perdita d’occhio” è l’immagine classica dell’illimitato, ma qui non è caotico: si distende. È un infinito che si offre, non che travolge.
Il rumore delle onde come “tuono che non ha fine” introduce una continuità pulsionale: qualcosa che insiste, che non tace mai. È il reale che si fa sentire senza parole. Non è ancora simbolizzato, ma è presente.
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2. L’immenso come Altro non persecutorio
“L’immenso mi abbraccia / con un affetto profondo” è un passaggio chiave.
Qui l’Altro non è minaccioso, non è divorante: è accogliente. Questo è già un indice importante di posizione soggettiva. L’infinito non è vissuto come annientamento dell’Io, ma come qualcosa che può contenere.
E subito dopo arriva la verità freudiana, quasi epistemologica:
> “Lo sconosciuto non si addomestica / ciò che non si comprende”
C’è il riconoscimento del limite della conoscenza e del controllo. Non c’è difesa onnipotente. Lo sconosciuto resta tale.
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3. Dal timore all’intuizione: il passaggio soggettivo
Il timore non paralizza: stordisce i sensi. È un affetto di soglia. E dentro questo stordimento passa qualcosa di rapidissimo: l’intuizione.
Non un sapere già formato, ma un lampo. Qui si apre lo spazio del desiderio.
L’idea che si fa largo è bellissima perché non viene imposta: avanza come può, lentamente, come una barca.
Non domina il mare: lo attraversa.
È un’immagine profondamente anti-narcisistica e insieme potentemente umana.
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4. Attraversare l’incomprensibile
“Ed ora navigo / Ed attraverso / Ciò che prima era incomprensibile”
Non è che l’incomprensibile venga spiegato: viene attraversato. Questo è un punto molto raffinato. Il senso non precede l’esperienza, ma ne emerge dopo.
Il “miracolo” non è il sapere, ma il movimento.
Andare oltre non significa possedere, ma esporsi.
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5. Il nuovo che diventa abitabile
Quando scrivi:
> “Il Nuovo diventa familiare”
non stai dicendo che diventa noto, ma che diventa abitabile. È una trasformazione affettiva, non cognitiva. Il timore lascia spazio all’essere: è quasi una definizione clinica di elaborazione.
Il sole che sorge sul nuovo orizzonte segna simbolicamente una rinascita, ma senza enfasi salvifica. È sobria, grata.
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6. Dalla singolarità alla trasmissione
Il passaggio alle generazioni future è molto significativo: l’atto soggettivo non resta chiuso nell’Io. Diventa trasmissibile.
Non come contenuto, ma come posizione: trovare il proprio posto significa poter stare nel limite senza negarlo.
Qui la poesia diventa anche etica:
> “L’essere umano / ha bisogno / anche di questo / ‘Andare oltre il confine’”
Quel “anche” è fondamentale: non tutto, non sempre, non senza costo. Ma senza questo movimento, la vita si chiude.
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7. Chiusura: futuro e vita
L’ultimo verso è molto potente nella sua semplicità:
> “Eppure è vita”
Non prometto salvezza, progresso, redenzione. Dico vita.
Una vita che include il timore, il non-sapere, il limite, l’attraversamento.

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