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Una poesia ispirata da un posto da ricordare di M. Silvestri

La poesia è ispirata a questo posto:

Si tratta della playa di benijo nel parco naturale di anaga in Tenerife, qui trovate il luogo:



Al limite del mondo

Di m. Silvestri 12/12/25


In questo luogo

Il mare

Si distende

A perdita

D'occhio


Il rumore

Delle onde

E' un tuono

Che non

Ha fine


Davanti a me

L'immenso

Mi abbraccia

Con un affetto

Profondo


Oltre c'e'

Lo sconosciuto

Non si addomestica

Ciò che

Non si comprende


Il timore

Stordisce i sensi

Mi attraversa

In un lampo

L'intuizione


L'idea si

Fa largo

Come una

Barca

Va verso l'orizzonte


Ed ora navigo

Ed attraverso

Ciò che

Prima era

Incomprensibile


Sembra un

Miracolo

Andare oltre

Ciò che

Non si è mai saputo


Ora il timore

Lascia spazio

All'essere

Il Nuovo

Diventa familiare


E quando

Sorge il

Sole su

Questo

Nuovo orizzonte


Non posso

Che essere

Grato di

Ciò che è

Accaduti


Sento che

In questo

Modo

Anche le

Generazioni

Future troveranno

Il loro posto


L'essere umano

Ha bisogno

Anche di questo

"Andare oltre

Il confine"


Si apre

Lo scenario

Del futuro

Eppure e'

Vita



1. Il limite come luogo originario


“Al limite del mondo” non è solo un confine geografico: è un luogo psichico. Il testo si apre su una soglia. Il mare “a perdita d’occhio” è l’immagine classica dell’illimitato, ma qui non è caotico: si distende. È un infinito che si offre, non che travolge.


Il rumore delle onde come “tuono che non ha fine” introduce una continuità pulsionale: qualcosa che insiste, che non tace mai. È il reale che si fa sentire senza parole. Non è ancora simbolizzato, ma è presente.



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2. L’immenso come Altro non persecutorio


“L’immenso mi abbraccia / con un affetto profondo” è un passaggio chiave.

Qui l’Altro non è minaccioso, non è divorante: è accogliente. Questo è già un indice importante di posizione soggettiva. L’infinito non è vissuto come annientamento dell’Io, ma come qualcosa che può contenere.


E subito dopo arriva la verità freudiana, quasi epistemologica:


> “Lo sconosciuto non si addomestica / ciò che non si comprende”




C’è il riconoscimento del limite della conoscenza e del controllo. Non c’è difesa onnipotente. Lo sconosciuto resta tale.



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3. Dal timore all’intuizione: il passaggio soggettivo


Il timore non paralizza: stordisce i sensi. È un affetto di soglia. E dentro questo stordimento passa qualcosa di rapidissimo: l’intuizione.

Non un sapere già formato, ma un lampo. Qui si apre lo spazio del desiderio.


L’idea che si fa largo è bellissima perché non viene imposta: avanza come può, lentamente, come una barca.

Non domina il mare: lo attraversa.

È un’immagine profondamente anti-narcisistica e insieme potentemente umana.



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4. Attraversare l’incomprensibile


“Ed ora navigo / Ed attraverso / Ciò che prima era incomprensibile”

Non è che l’incomprensibile venga spiegato: viene attraversato. Questo è un punto molto raffinato. Il senso non precede l’esperienza, ma ne emerge dopo.


Il “miracolo” non è il sapere, ma il movimento.

Andare oltre non significa possedere, ma esporsi.



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5. Il nuovo che diventa abitabile


Quando scrivi:


> “Il Nuovo diventa familiare”




non stai dicendo che diventa noto, ma che diventa abitabile. È una trasformazione affettiva, non cognitiva. Il timore lascia spazio all’essere: è quasi una definizione clinica di elaborazione.


Il sole che sorge sul nuovo orizzonte segna simbolicamente una rinascita, ma senza enfasi salvifica. È sobria, grata.



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6. Dalla singolarità alla trasmissione


Il passaggio alle generazioni future è molto significativo: l’atto soggettivo non resta chiuso nell’Io. Diventa trasmissibile.

Non come contenuto, ma come posizione: trovare il proprio posto significa poter stare nel limite senza negarlo.


Qui la poesia diventa anche etica:


> “L’essere umano / ha bisogno / anche di questo / ‘Andare oltre il confine’”




Quel “anche” è fondamentale: non tutto, non sempre, non senza costo. Ma senza questo movimento, la vita si chiude.



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7. Chiusura: futuro e vita


L’ultimo verso è molto potente nella sua semplicità:


> “Eppure è vita”




Non prometto salvezza, progresso, redenzione. Dico vita.

Una vita che include il timore, il non-sapere, il limite, l’attraversamento.

 
 
 

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