Incontri e identita'. Intervento psicologico del Dott. Maurizio Silvestri sul libro “Danza di lucciole al castello” scritto da Ivi Pallavicini. del 7/5/26 alla Biblioteca Guerrazzi Genova
- Maurizio Silvestri

- 4 giorni fa
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Aggiornamento: 3 giorni fa
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qui trovate le altre poesie che abbiamo letto alla conferenza abbinate agli altri racconti del libro:
Questo è l'intervento che ho preparato per la conferenza il tema sviluppato è sugli incontri e l'identità:
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Intervento scritto dal dott. Maurizio Silvestri per la preparazione all'incontro alla Biblioteca Guerrazzi sul libro "danza di lucciole al castello" tenuto il 7/5/26.
Leggendo questa raccolta si ha l’impressione di attraversare storie molto diverse tra loro, ma unite da un filo invisibile: il tema dell’incontro.
I personaggi non cambiano attraverso eventi clamorosi, bensì attraverso qualcosa di più sottile: un incontro inatteso, un ricordo che ritorna, una soglia che viene attraversata. Le “lucciole” del titolo sembrano proprio rappresentare questi piccoli bagliori che non cancellano il buio dell’esistenza, ma permettono comunque di orientarsi.
Da una prospettiva psicologica, colpisce il modo in cui la memoria appare profondamente relazionale: nei racconti non ricordiamo mai da soli. Spesso è l’incontro con qualcuno che permette ai personaggi di ritrovare parti dimenticate della propria storia e di costruire nuovi significati. Il passato non rimane fermo alle nostre spalle, ma continua a dialogare con il presente, trasformandolo.
Intervento di commento psicologico
La memoria come luogo dell’incontro e della trasformazione
Nel leggere Danza di lucciole al castello si ha la sensazione di attraversare storie molto diverse tra loro, ma unite da una stessa corrente sotterranea: il tema dell’incontro che modifica la traiettoria dell’esistenza.
L’incontro e’ innanzitutto con se stessi trattando il tema dell’identita’ in modo creativo ed originale. L’incontro con cio che ci cambia interiormente e’ connotato dalla scoperta, nel ritrovarsi diversi, nello scoprirsi cambiati, nel tempo, nelle esperienze della vita, nell’incontro con l’amore.
I personaggi non cambiano attraverso grandi eventi eroici, ma attraverso qualcosa di molto più sottile: un incontro umano, un ricordo che ritorna, una soglia temporale attraversata, un piccolo bagliore — come suggerisce il titolo stesso — capace di illuminare il buio dell’esperienza.
Dal punto di vista psicologico, potremmo dire che i racconti mettono in scena un processo fondamentale della vita psichica: la possibilità che l’altro diventi lo spazio in cui il soggetto ritrova parti perdute di sé, potendo ricostruire una identita’ perduta.
Nel racconto di Adelina, ad esempio, non assistiamo semplicemente alla storia di una donna affetta da perdita di memoria, ma a qualcosa di più profondo: la costruzione di una relazione che restituisce continuità simbolica alla vita di una persona che rischiava di dissolversi nella solitudine. La memoria, in questo senso, non appare solo come funzione neurologica, ma come fenomeno relazionale: ricordiamo meglio quando qualcuno ci tiene nel proprio sguardo.
In altri racconti, invece, l’elemento fantastico — la porta che conduce nel passato, le coincidenze misteriose, i richiami invisibili — sembra rappresentare narrativamente ciò che in psicoanalisi chiameremmo il ritorno del rimosso: ciò che non è stato elaborato continua a bussare alla porta della coscienza fino a quando non trova una forma di ascolto.
Un aspetto particolarmente interessante dell’opera è il modo in cui il tempo viene trattato non come una linea, ma come una trama. Passato e presente non sono separati: dialogano continuamente. I personaggi vengono trasformati proprio quando riescono a ricollegare questi tempi, quando riescono a dare senso alla propria storia.
Le “lucciole” del titolo possono allora essere lette simbolicamente come immagini della funzione narrativa stessa: piccoli punti di luce che non cancellano il buio, ma lo rendono attraversabile. Ogni racconto sembra suggerire che non sono gli eventi straordinari a salvare l’essere umano, bensì quei brevi momenti di significato che permettono di orientarsi nell’esistenza.
Per questo la raccolta non parla soltanto di mistero, di memoria o di relazioni, ma della possibilità, sempre fragile e sempre concreta, che l’incontro con l’altro riaccenda il senso della propria vita.
Potremmo approfondire a livello psicologico la lettura del libro con alcuni Nuclei tematici principali:
1. La memoria come spazio narrativo
Molti racconti si fondano sul ritorno del passato:
ricordi di infanzia,
relazioni rimaste sospese,
eventi traumatici o trasformativi che riemergono.
Il passato non è solo rievocazione ma forza attiva che struttura e ridefinisce l’identità presente.
2. Relazioni affettive e legami invisibili
Famiglia, amicizie e incontri casuali vengono descritti come reti emotive che continuano a influenzare i personaggi anche quando apparentemente dissolte.
Il legame umano è rappresentato come qualcosa che:
protegge,
ferisce,
accompagna la crescita.
3. Il mistero e l’enigma dell’esperienza umana
Diversi racconti introducono elementi di suspense o di inspiegabilità: eventi inattesi, coincidenze, percezioni inquietanti.
Questi elementi funzionano simbolicamente come irruzioni dell’inconscio nella quotidianità.
4. Trasformazione e passaggio
Il motivo della “lucciola” suggerisce una metafora centrale: piccoli bagliori nel buio dell’esistenza che orientano il cambiamento.
Molti protagonisti attraversano:
momenti di crisi,
soglie psicologiche,
rielaborazioni di perdita o paura.
Alcuni Assi psicologici che possiamo evidenziare:
Ritorno del rimosso: il passato ritorna sotto forma di ricordi, incontri, segni simbolici.
Costruzione narrativa dell’identità: i personaggi trovano senso attraverso il racconto della propria storia.
Ambivalenza dei legami: protezione e ferita convivono nella relazione affettiva.
Funzione simbolica dell’evento misterioso: l’elemento enigmatico appare come rappresentazione narrativa di processi interni non ancora pensabili.
Che cosa succede alla nostra identità quando incontriamo qualcosa che la mette in crisi?
L’identità non è un dato, è un evento
Siamo abituati a pensare l’identità come qualcosa di stabile:
chi sono, da dove vengo, cosa ricordo.
Eppure, già nel primo racconto, tutto questo viene scosso.
Adelina arriva al Pronto Soccorso e dice di sapere chi è, ma non ricorda nulla.
Resta solo un nome, un frammento, un’eco.
Qui il testo introduce una verità clinica e umana molto forte:
l’identità può cedere.
Può incrinarsi, svuotarsi, dissolversi.
Ma proprio lì, dove sembra perdersi, accade qualcosa di inatteso:
entra in scena un incontro.
Andrea non si limita a “curare” Adelina.
Fa qualcosa di più radicale: la riconosce.
E questo riconoscimento produce un effetto decisivo:
non restituisce semplicemente un passato, ma rende di nuovo possibile un presente.
L’incontro come luogo di ricostruzione
È qui che il libro compie un passaggio sottile ma essenziale.
L’identità non viene ricostruita attraverso la memoria,
ma attraverso la relazione.
Adelina, anche quando dimentica, continua a essere qualcuno per Andrea.
E questo “essere qualcuno per l’altro” diventa il nuovo fondamento.
Non è più:
“sono ciò che ricordo”
ma:
“sono ciò che può ancora essere incontrato”
E in questo senso, il legame non è un accessorio dell’identità:
è ciò che la rende possibile.
Attraversare una soglia: l’identità come passaggio
Un altro racconto del libro radicalizza questa intuizione.
Adele — o Adela — incontra sé stessa, oltre una porta.
Una soglia che non è solo spaziale o temporale, ma psichica.
Qui l’identità non si perde: si divide.
Il soggetto si scopre doppio:
ciò che è
ciò che potrebbe essere
ciò che è stato, o non è mai stato
E solo attraversando quella porta, solo accettando l’incontro con l’alterità,
diventa possibile una integrazione.
Non si tratta di tornare a essere uno,
ma di riconoscere che si è sempre stati più di uno.
L’identità come narrazione affettiva
In un altro passaggio, emerge un elemento ancora più delicato.
Non è la totalità della memoria a restituire l’identità,
ma un frammento: un ricordo, un’immagine, una scena.
Un castello.
Una danza di lucciole.
Un bacio.
Non torna tutto — torna ciò che ha lasciato traccia.
E questo ci dice qualcosa di essenziale:
l’identità non è l’insieme dei fatti,
ma la trama affettiva che li lega.
È ciò che può essere raccontato, condiviso, trasmesso.
Trasformarsi nell’incontro
Infine, il libro suggerisce un’altra possibilità:
che l’identità non sia solo qualcosa che si perde o si ritrova,
ma qualcosa che può trasformarsi.
Una spinta alla vendetta può diventare amore.
Una chiusura può aprirsi.
Una posizione soggettiva può mutare.
Ma questo non accade mai da soli.
Accade sempre perché qualcosa — o qualcuno —
introduce uno scarto, una crepa, una possibilità nuova.
Una proposta per il lettore
Forse è proprio questo che il libro offre a chi legge.
Non solo delle storie, ma una domanda:
chi siamo, quando qualcosa ci costringe a non essere più quelli di prima?
E ancora:
siamo davvero definiti dal nostro passato,
o da ciò che possiamo ancora diventare nell’incontro?
Alcune considerazioni sull’identita e il libro
In queste pagine, l’identità non è mai chiusa.
È fragile, esposta, attraversata.
A volte smarrita, a volte ritrovata, a volte reinventata.
Ma sempre, in qualche modo, in relazione.
E allora forse possiamo dirlo così:
non siamo ciò che possediamo di noi stessi,
ma ciò che accade quando incontriamo qualcosa
che ci cambia.
E in questo senso, Danza di lucciole al castello non è solo un libro da leggere,
ma un’esperienza che ci riguarda da vicino.
Perché, in fondo, ognuno di noi — prima o poi —
è chiamato ad attraversare una porta.
Alcune domande all’autrice
1. Memoria e relazione
Nei suoi racconti la memoria non sembra mai soltanto un fatto individuale: spesso sono le relazioni a permettere ai personaggi di ritrovare parti dimenticate di sé. Quando scrive, pensa alla memoria come qualcosa che appartiene alla persona o come qualcosa che nasce sempre anche nello sguardo dell’altro?
1 Assolutamente, la memoria è da ritenersi condivisa e condivisibile.Infatti, come abbiamo detto, Adelina ha ricordato alcuni fatti del passato che, senza l'affetto e la vicinanza di Andrea, non avrebbe probabilmente ricordato. Lei ha ricordato e ha condiviso il suo ricordo con Andrea. Anche banalmente, quando mi capita di rivedere le mie amiche storiche, quelle con cui ne hai fatte di tutti i colori, per intenderci, magari capita che una di noi ricordi un episodio che le altre avevano rimosso. Basta una parola e si snebbia la mente ed è come se gli anni non fossero passati perché ci si ritrova a vivere le emozioni di quei tempi. Quello è un momento di condivisione davvero magico.
2. Il motivo della soglia
Molte storie presentano passaggi simbolici — porte, incontri inattesi, ritorni del passato — che segnano momenti di trasformazione. Quanto è consapevole, nella sua scrittura, l’idea della “soglia” come momento in cui la vita di un personaggio può cambiare direzione?
2 Chi ha letto ciò che scrivo, si sarà accorto che io tendo a far migliorare i personaggi, anziché farli peggiorare. Amo di più far diventare buono un cattivo che viceversa. (anche se, devo dire, in uno dei nuovi racconti tento l'esperimento del contrario.) Quindi io guido il personaggio fino alla famosa soglia e poi creo una serie di situazioni che lo portano a prendere la strada del bianco, la strada del bene.
3. Il ruolo del mistero
Gli elementi enigmatici presenti nei racconti sembrano spesso più psicologici che fantastici, come se rappresentassero qualcosa che i personaggi non riescono ancora a comprendere di se stessi. Il mistero, per lei, è soprattutto narrativo o è anche un modo per raccontare ciò che dell’esperienza umana resta difficile da spiegare razionalmente?
3 Il mistero è anche narrativo, ma soprattutto mi piace sondare l'animo umano (per quanto ne sia capace) cercando di spiegare il perché di certi comportamenti, di certe scelte e prese di posizione. È sicuramente un modo per raccontare ciò che è difficile da spiegare in maniera razionale.
4. Le lucciole come immagine simbolica
Il titolo suggerisce piccole luci che appaiono nel buio: momenti brevi ma decisivi. Le lucciole rappresentano, nella sua intenzione, gli incontri significativi della vita, i ricordi che restano accesi, oppure qualcosa di ancora diverso?
4 Le lucciole nascono dai miei ricordi d'infanzia. Volevo dare un tocco poetico e magico al titolo e ho pensato di inserirle per questo. Forse a livello inconscio, c'è un motivo più profondo. Comunque si potrebbe riassumere così: le lucciole sono piccole luci che illuminano gli incontri significativi della mia infanzia.
5. Scrittura e trasformazione
Durante la composizione dei racconti, ha mai avuto l’impressione che alcuni personaggi le “insegnassero” qualcosa, modificando il modo in cui guardava esperienze personali o relazioni reali?
5 Sì, da alcuni miei personaggi ho imparato qualcosa: dalla vicenda di Adelina ho imparato a fissare su carta quello che di bello ho vissuto nel passato e sto vivendo nel presente, tutti i miei ricordi. A chiunque può capitare di perdere la memoria per svariati motivi e quello che può nascondere il nostro cervello, può rimanere fissato su carta per sempre. Dalla protagonista de La volpe dagli occhi d'argento ho imparato a mantenere vivo il ricordo delle persone che abbiamo amato e che se ne sono andate. Da Rosy de La vendicatrice ho imparato a seguire il cuore e quindi la strada del bene, a cercare di fare la cosa giusta per tutti.
Un commento finale al libro
L’intera raccolta può essere letta come un viaggio nella zona liminale tra quotidiano e inconscio: luoghi ordinari diventano spazi psichici in cui il soggetto incontra parti dimenticate di sé e, attraverso questo incontro, produce trasformazione.
Se dovessimo raccogliere in una sola immagine ciò che questa raccolta ci lascia, potremmo pensare proprio alla luce intermittente delle lucciole: non una luce continua che elimina il buio, ma piccoli bagliori che permettono comunque di orientarsi.
Le storie che abbiamo incontrato ci ricordano che spesso la vita cambia non grazie ai grandi eventi, ma grazie a incontri apparentemente minimi, a gesti di cura, a relazioni che restituiscono continuità alla nostra storia quando rischiamo di perderla.
Alcune poesie abbinate ad alcuni brani del libro.
Per il racconto del libro ADELINA la poesia scelta e la seguente:
Quando verrà la primavera – Fernando Pessoa.
QUANDO LA PRIMAVERA VERRÀ
Quando la primavera verrà,
se io sarò già morto,
i fiori fioriranno alla stessa maniera
e gli alberi non saranno meno verdi
della primavera passata,
La realtà non ha bisogno di me.
Mi dà una gioia enorme
pensare che la mia morte
non ha alcuna importanza.
Commento di Maurizio Silvestri alla poesia:
Con il racconto Adelina questa poesia mette in rilievo qualcosa che è molto importante in relazione Alzheimer.. L'Alzheimer è una malattia degenerativa.. è come se cancellasse la presenza dei ricordi della persona.. piano piano cancella anche l'io stesso e la sua capacità di riconoscere.. pensare che la vita e la verità di questa vita va al di là di questa cancellazione è molto importante mostra come l'inarrestabile forza della vita vada al di là di quella che è la cancellazione di noi stessi gli alberi non cambieranno il loro verde continuerà a essere verde anche se L'Alzheimer avrà modificato la percezione di quel verde.. mettere in rilievo che la realtà non ha bisogno di quell'effetto di percezione e di collegamento rispetto a quello che ci rappresenta.. mette in rilievo come quel senso di annullamento in realtà è una vittoria della vita stessa.. perché tutto questo rimarrà al di là della nostra cancellazione Al di là della
nostra morte.. Il fatto stesso che tutto questo non avrà importanza per la natura e per la vita che rimarrà come tale da una sorta di consolazione molto importante e grande rispetto al senso di sconfitta e di degradazione della memoria.. è Come rifarsi una legge più grande di noi.. nel collocare una realtà in cui la nostra sparizione non cambia nulla.. non cambia la realtà stessa la lascia più bella che mai.. rispetto alla questione del lutto in relazione all'alzheimer.. penso che questa poesia sia una sorta di chiave di volta, una possibilità di elaborazione del lutto della dimensione degenerativa cerebrale.. mettendo in rilievo come la vita stessa vada al di là di questi processi degenerativi mostrando come è la rigenerazione la legge universale che governa l'esistenza della vita.. la vita ha senso nel suo rigenerarsi.. nel suo rimanere ancorata ad un'esistenza al di là di ciò che viene perduto.. la vita vuole la vita e genera vita perché la vita stessa si possa mantenere.. è al di là delle sparizioni delle singole esistenze rimarrà una realtà Vitale che non ha bisogno del singolo individuo perché il singolo muore ma la vita continua nella progenie.. in ciò che si rigenera e che genera vita.
Per il racconto del libro LA VOLPE DAGLI OCCHI D'ARGENTO la poesia scelta e la seguente:
La morte non è niente – Henry Scott Holland
LA MORTE NON È NIENTE
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro, lo siamo ancora.
Commento di Maurizio Silvestri alla poesia:
La seconda poesia la morte non è niente mette in rilievo come il far diventare la perdita ciò che ci permette di uscire dal nulla.. esistenziale.. si fa incontrare il niente.. come dice il film memoria di una geisha.. il niente è la forma più sublime dell'assenza.. perché mette in rilievo come la morte non possa negare la vita, quello che è la persona è stata rimarrà in noi e nelle elaborazione del lutto quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora nel superamento del dolore e nel ritrovamento del sentimento nella nostalgia. La presenza affettiva dell'altro mette in rilievo come il passaggio è legato ad un altro luogo.. l'affetto rimane e non viene cancellato dalla morte viene semplicemente ricollocato.. dentro di noi in una parte nascosta.. potremmo chiamare quella parte inconscio.. è dentro quella dimensione non c'è tempo.. non c'è sparizione La morte è semplicemente non è rappresentabile rimane al di fuori della nostra possibilità di concepirla ma anche di sentirla.. Al di là del dolore si trova la pace, di sapere che coloro che abbiamo Amato, rimangono nel senso di una vita che è stata degna di essere vissuta per tutti e due.. di fronte a tutto questo la morte non è niente.. perché non può cancellare quel senso.. e non ha un effetto retroattivo.. l'attraversamento del lutto è l'attraversamento di questa perdita e di questo vuoto per arrivare a questa verità inconscia.. così preziosa da raggiungere e così fondamentale per continuare a vivere.. portandoci con noi coloro che non ci sono più.. sentendoli presenti nel nostro affetto.
Per il racconto del libro LA VOLPE DAGLI OCCHI D'ARGENTO la poesia scelta e la seguente:
La morte è la curva della strada – Fernando Pessoa
LA STRADA
La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s'è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Commento di Maurizio Silvestri alla poesia:
La poesia si potrebbe collegare alla questione della sparizione.. quando non si è visti.. si sparisce dallo sguardo dell'altro.. e questa è una sorta di morte.. dunque si può morire anche quando si è vivi.. quando si sente di sparire dallo sguardo delle persone che amiamo.. Questo potrebbe collegarsi anche alla riapparizione.. ovvero al tema del cercare la presenza di chi non c'è più nel gesto di amore del nutrire la vita.. come fa la mamma volpe.. con i suoi piccoli.. un gesto che ridà dignità alla presenza di ciò che significa prendersi cura di chi amiamo.. sentendoci di dovergli qualcosa di fondamentale.. la nostra vita.. si tratta di amore filiale.. ma si tratta anche di restituzione del senso di esistenza a partire dai passi.. che possiamo fare dentro di noi attraverso la ricerca di piccoli segnali d'amore nella presenza di ciò che ci dice che un filo rosso ci collega a chi amiamo e non c'è più nella vita di ciò che ci circonda.. quando questo accade riusciamo ad ascoltare i passi di chi manca e di sentire la sua esistenza come io esisto.. Questa potrebbe essere una lettura del racconto la volpe.. questo terreno è fatto di cielo.. di ciò che è più alto e ci sovrasta da sempre con una verità che non possiamo toccare ma che ci fa respirare tutti i giorni questa terra fatta di cielo.. è una verità tanto tangibile quanto quella di esistere.. quando riusciamo a toccare questo aspetto così fondamentale dell'amore non ci possiamo smarrire nella assenza reale di coloro che amiamo perché.. il fatto che non ci siano più nella realtà non è una vera perdita è solo un passaggio di una verità.. che ci attraversa tutti.. ovvero che nessuno è eterno.. ma che siamo immersi.. in un eterno divenire.. in cui ciò che può fare la differenza è fare esistere l'amore per noi e per coloro che non ci sono più..
Per il racconto del libro LA VENDICATRICE la poesia scelta e la seguente:
Battaglia interiore – Valentine Nnebe
BATTAGLIA INTERIORE
Sono in guerra,
solo che infuria nei recinti della mia mente.
Il suono della pace
è un sussurro udito in regni lontani,
e io annego in un mare di decisioni.
Le forze del bene e del male
si contendono la sede della mia mente.
E io mi muovo nella forza dei loro dettàmi.
Lo scontro tra il bene e il male,
la lotta tra la luce e l'oscurità,
che precede l'alba del tempo che fugge,
ora inonda il mio cuore con i suoi fumi amari.
Una battaglia interiore che durerà tutta la vita.
Commento di Ivi Pallavicini alla poesia:
Battaglia interiore riferito a La vendicatrice.
La battaglia interiore che tutti, credo, abbiamo prima o poi affrontato è la lotta tra il bene e il male; tra la luce e il buio; tra ciò che è giusto fare e ciò che invece è conveniente. È una battaglia che ti straccia la mente, che ti logora dentro. Sta a noi cedere e permettere che vinca il male, il buio e ciò che ci conviene oppure lottare e fare la cosa giusta.
La mia protagonista fin da bambina è stata guidata dagli adulti verso la vendetta. Assillata, ossessionata dall'idea di vendicarsi di coloro che avrebbero fatto dei torti alla sua famiglia; ed è cresciuta così: vendicativa fredda e spietata. Ma poi ha incontrato l'amore. Forza potente, vero? Non importa a chi è rivolto: che sia verso un'altra persona o verso un animale o un ideale. L'amore ci salva sempre, ne sono convinta. Ma prima di prendere la giusta decisione, ci sbatacchia un po' il cuore, l'anima e il cervello; ci sembra di tradire tutto quello che siamo stati prima e pensiamo anche che sia più facile cedere al male, più comodo. Ma alla fine l'amore vince lo stesso.
Per il racconto del libro RAPITA la poesia scelta e la seguente:
Talvolta mi domando – anonimo
CHI SONO IO?
Talvolta mi domando: chi sono io?
Agli occhi di coloro che scrutano
i miei passi, le mie azioni, i miei sorrisi distratti.
Sono ciò che mostro o ciò che faccio?
Sono il mio nome o la mia ferita?
Un labirinto di specchi
che riflettono mondi mai uguali.
Forse non sono una definizione,
ma il coraggio di guardarmi,
anche quando il riflesso
è solo un'ombra che mi attraversa.
Commento di Ivi Pallavicini alla poesia:
Anch'io a volte mi sono domandata: chi sono io? Da dove vengo e dove vado? Perché ci vado?
La protagonista di Rapita, però, si pone la domanda per un motivo ben preciso: perché ha il dubbio di essere stata rapita quando era piccola; ha il dubbio di non essere Inés, come pensa di chiamarsi da più di trent'anni ma di essere Olivia, la bimba rapita a cinque anni. Quindi, anche lei come Rosy, ha questa battaglia interiore che la tormenta: sono Inés o sono Olivia? I miei genitori sono quelli o sono questi? È una domanda che può capitare a chiunque di porsi: sarò davvero ciò che credo? E se mi avessero adottato senza mai dirmi niente? È meglio non sapere a questo punto?
Per il racconto del libro Adelina e Rapita. la poesia scelta e la seguente:
L'archivio dei vetri – anonimo
L'ARCHIVIO DEI VETRI
Ho cercato il mio nome tra i passi degli altri,
nelle stanze affollate di specchi cortesi,
dove ogni riflesso era un prestito,
un abito stretto, un colore mai scelto.
Ho scavato nel fango di vecchie paure,
togliendo la polvere a sogni interrotti,
scoprendo che l'io non è un punto di arrivo,
ma un soffio costante, un cantiere di notte.
Siamo l'incastro di ciò che abbiamo perso
e il fuoco ostinato di ciò che resta,
non un ritratto appeso alla parete,
ma il vento che fuori agita la festa.
Commento di Ivi Pallavicini alla poesia:
I ricordi sono fragili come vetro. Attraverso di esso, il passato può essere visto chiaramente con tutte le sue imperfezioni, ma essendo vetro, è delicato e si può infrangere, dunque va trattato con estrema cura.

Che bell'incontro alla Biblioteca Guerrazzi per la presentazione di "Danza di lucciole al Castello". Abbiamo approfondito svariati argomenti, tra cui la morte, la memoria, l'amore, la solitudine, la condivisione. Mi sono sentita arricchita dentro, come ogni volta. E ogni volta ho più consapevolezza di me stessa e del perchè sono portata a fare una scelta anzichè un'altra. Grazie di cuore, Doc.