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Dal corpo enigmatico al corpo leggibile: la nascita della medicina moderna. Dottor Maurizio Silvestri


C’è stato un tempo in cui il corpo umano non era qualcosa da “curare” nel senso moderno del termine.

Era qualcosa da interpretare.

La medicina antica — da Ippocrate fino alla lunga tradizione medievale — non cercava un nemico preciso da eliminare, ma un equilibrio da ristabilire. Il corpo era pensato come un sistema attraversato da forze: caldo e freddo, secco e umido, bile e sangue.

La malattia non era un’invasione.

Era una disarmonia.

Il corpo come enigma

In questo paradigma, il medico somigliava più a un interprete che a un tecnico.

Leggeva segni:

il colore della pelle

la qualità del sonno

i sogni, perfino

le variazioni dell’umore

Il corpo parlava, ma non era trasparente.

Era, in un certo senso, già “psichico”.

La rottura: vedere l’invisibile

Tra XVII e XIX secolo accade una frattura silenziosa ma radicale.

Con l’avvento della microbiologia e degli studi di Louis Pasteur, la malattia cambia statuto:


non è più solo squilibrio


diventa presenza di un agente esterno


Questo passaggio è decisivo.

Per la prima volta il male:

ha una forma

ha una causa identificabile

può essere osservato

può essere colpito

Il corpo non è più soltanto un sistema simbolico.

Diventa uno spazio biologico leggibile.

La nascita della medicina moderna

La medicina moderna nasce qui.

Non quando si cura, ma quando si produce un nuovo modo di guardare il corpo:

il sintomo non è più un messaggio da interpretare

è un effetto da spiegare

e soprattutto da eliminare

Questo porta a conquiste immense: chirurgia, antibiotici, diagnostica.

Ma introduce anche una trasformazione più sottile.

Il rischio della perdita di senso

Nel momento in cui la malattia diventa “oggetto”, il soggetto rischia di sparire.

Il corpo diventa:

analizzabile

frammentabile

trattabile

Ma meno ascoltato.

È qui che si apre uno spazio che la medicina, da sola, non può colmare.

Freud: il ritorno del corpo che parla

Con Sigmund Freud, il corpo riacquista una voce inattesa.

L’isteria mostra qualcosa di sconvolgente:


il corpo può ammalarsi senza lesione organica


può esprimere conflitti inconsci


Il sintomo torna a essere un linguaggio.

Non si oppone alla medicina moderna.

Ma ne mostra il limite.

Una tensione ancora aperta

Oggi viviamo dentro questa doppia eredità:

da un lato, una medicina potentissima, capace di intervenire sul reale biologico

dall’altro, un corpo che continua a parlare, a sfuggire, a eccedere

Forse la vera sfida contemporanea non è scegliere tra le due,

ma tenerle insieme senza ridurre l’una all’altra.

Perché il corpo non è solo ciò che si cura.


È anche ciò che chiede di essere ascoltato.






La penicillina: quando un errore cambia la storia



Nel 1928, nel laboratorio di St Mary's Hospital, accade qualcosa che potrebbe sembrare banale.

Una contaminazione.

Alexander Fleming, tornando da una vacanza, trova una piastra di batteri invasa da una muffa. Nulla di strano, in apparenza.

Ma osservando meglio, nota qualcosa di inatteso:


intorno alla muffa, i batteri sono scomparsi


Quella muffa — Penicillium notatum — produce una sostanza capace di ucciderli.

Nasce così la penicillina.

Il gesto che cambia tutto

Molti avrebbero buttato quella piastra.

Fleming no.

E qui si gioca qualcosa di fondamentale:

la scoperta non nasce dal caso, ma dal modo in cui si guarda il caso.

C’è un’affinità sorprendente con il lavoro analitico:

ciò che appare come errore può diventare rivelazione.

Il primo vero antibiotico

La penicillina sarà sviluppata anni dopo da Howard Florey e Ernst Boris Chain, diventando il primo antibiotico efficace su larga scala.

Il suo funzionamento è preciso:

blocca la costruzione della parete cellulare dei batteri

li rende fragili

li porta alla distruzione

Per la prima volta, la medicina può:


colpire il nemico senza distruggere il corpo


È una rivoluzione.

Il corpo come territorio invaso

La penicillina introduce una nuova immagine del corpo:


il corpo come territorio da difendere


La malattia diventa:

un’invasione

un attacco

qualcosa da eliminare

Questa visione ha trasformato radicalmente la medicina.

Ma apre anche una domanda più profonda.

Freud e l’invasione interna

Per Sigmund Freud, il corpo è già attraversato da qualcosa che non controlliamo.

Il sintomo è una forma di “invasione”:

non batterica

ma psichica

Un pensiero rimosso, un conflitto, può incarnarsi nel corpo.

Non si elimina con un antibiotico.

Lacan: il linguaggio come invasione

Con Jacques Lacan, il discorso si radicalizza.

Il corpo umano non è solo biologico.

È strutturato dal linguaggio.


siamo abitati da parole che non abbiamo scelto

da significanti che ci precedono


Questa è una forma di invasione più profonda:

non qualcosa che entra dopo,

ma qualcosa che ci costituisce.

Due modi di curare

A questo punto emergono due logiche:

Medicina:

identifica il nemico

lo elimina

ristabilisce l’equilibrio


Psicoanalisi:

individua l’estraneo

lo ascolta

ne cerca il senso

Una conclusione possibile

La penicillina ha cambiato il modo in cui pensiamo il corpo.

Ma non ha esaurito la domanda sul corpo.

Perché, accanto ai batteri che possiamo eliminare,

resta qualcosa che non può essere semplicemente “curato”.

Qualcosa che insiste, che parla, che ritorna.

E che forse non chiede di essere distrutto,

ma compreso.


 
 
 

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