Dal corpo enigmatico al corpo leggibile: la nascita della medicina moderna. Dottor Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 4 mag
- Tempo di lettura: 3 min
C’è stato un tempo in cui il corpo umano non era qualcosa da “curare” nel senso moderno del termine.
Era qualcosa da interpretare.
La medicina antica — da Ippocrate fino alla lunga tradizione medievale — non cercava un nemico preciso da eliminare, ma un equilibrio da ristabilire. Il corpo era pensato come un sistema attraversato da forze: caldo e freddo, secco e umido, bile e sangue.
La malattia non era un’invasione.
Era una disarmonia.
Il corpo come enigma
In questo paradigma, il medico somigliava più a un interprete che a un tecnico.
Leggeva segni:
il colore della pelle
la qualità del sonno
i sogni, perfino
le variazioni dell’umore
Il corpo parlava, ma non era trasparente.
Era, in un certo senso, già “psichico”.
La rottura: vedere l’invisibile
Tra XVII e XIX secolo accade una frattura silenziosa ma radicale.
Con l’avvento della microbiologia e degli studi di Louis Pasteur, la malattia cambia statuto:
non è più solo squilibrio
diventa presenza di un agente esterno
Questo passaggio è decisivo.
Per la prima volta il male:
ha una forma
ha una causa identificabile
può essere osservato
può essere colpito
Il corpo non è più soltanto un sistema simbolico.
Diventa uno spazio biologico leggibile.
La nascita della medicina moderna
La medicina moderna nasce qui.
Non quando si cura, ma quando si produce un nuovo modo di guardare il corpo:
il sintomo non è più un messaggio da interpretare
è un effetto da spiegare
e soprattutto da eliminare
Questo porta a conquiste immense: chirurgia, antibiotici, diagnostica.
Ma introduce anche una trasformazione più sottile.
Il rischio della perdita di senso
Nel momento in cui la malattia diventa “oggetto”, il soggetto rischia di sparire.
Il corpo diventa:
analizzabile
frammentabile
trattabile
Ma meno ascoltato.
È qui che si apre uno spazio che la medicina, da sola, non può colmare.
Freud: il ritorno del corpo che parla
Con Sigmund Freud, il corpo riacquista una voce inattesa.
L’isteria mostra qualcosa di sconvolgente:
il corpo può ammalarsi senza lesione organica
può esprimere conflitti inconsci
Il sintomo torna a essere un linguaggio.
Non si oppone alla medicina moderna.
Ma ne mostra il limite.
Una tensione ancora aperta
Oggi viviamo dentro questa doppia eredità:
da un lato, una medicina potentissima, capace di intervenire sul reale biologico
dall’altro, un corpo che continua a parlare, a sfuggire, a eccedere
Forse la vera sfida contemporanea non è scegliere tra le due,
ma tenerle insieme senza ridurre l’una all’altra.
Perché il corpo non è solo ciò che si cura.
È anche ciò che chiede di essere ascoltato.
La penicillina: quando un errore cambia la storia
Nel 1928, nel laboratorio di St Mary's Hospital, accade qualcosa che potrebbe sembrare banale.
Una contaminazione.
Alexander Fleming, tornando da una vacanza, trova una piastra di batteri invasa da una muffa. Nulla di strano, in apparenza.
Ma osservando meglio, nota qualcosa di inatteso:
intorno alla muffa, i batteri sono scomparsi
Quella muffa — Penicillium notatum — produce una sostanza capace di ucciderli.
Nasce così la penicillina.
Il gesto che cambia tutto
Molti avrebbero buttato quella piastra.
Fleming no.
E qui si gioca qualcosa di fondamentale:
la scoperta non nasce dal caso, ma dal modo in cui si guarda il caso.
C’è un’affinità sorprendente con il lavoro analitico:
ciò che appare come errore può diventare rivelazione.
Il primo vero antibiotico
La penicillina sarà sviluppata anni dopo da Howard Florey e Ernst Boris Chain, diventando il primo antibiotico efficace su larga scala.
Il suo funzionamento è preciso:
blocca la costruzione della parete cellulare dei batteri
li rende fragili
li porta alla distruzione
Per la prima volta, la medicina può:
colpire il nemico senza distruggere il corpo
È una rivoluzione.
Il corpo come territorio invaso
La penicillina introduce una nuova immagine del corpo:
il corpo come territorio da difendere
La malattia diventa:
un’invasione
un attacco
qualcosa da eliminare
Questa visione ha trasformato radicalmente la medicina.
Ma apre anche una domanda più profonda.
Freud e l’invasione interna
Per Sigmund Freud, il corpo è già attraversato da qualcosa che non controlliamo.
Il sintomo è una forma di “invasione”:
non batterica
ma psichica
Un pensiero rimosso, un conflitto, può incarnarsi nel corpo.
Non si elimina con un antibiotico.
Lacan: il linguaggio come invasione
Con Jacques Lacan, il discorso si radicalizza.
Il corpo umano non è solo biologico.
È strutturato dal linguaggio.
siamo abitati da parole che non abbiamo scelto
da significanti che ci precedono
Questa è una forma di invasione più profonda:
non qualcosa che entra dopo,
ma qualcosa che ci costituisce.
Due modi di curare
A questo punto emergono due logiche:
Medicina:
identifica il nemico
lo elimina
ristabilisce l’equilibrio
Psicoanalisi:
individua l’estraneo
lo ascolta
ne cerca il senso
Una conclusione possibile
La penicillina ha cambiato il modo in cui pensiamo il corpo.
Ma non ha esaurito la domanda sul corpo.
Perché, accanto ai batteri che possiamo eliminare,
resta qualcosa che non può essere semplicemente “curato”.
Qualcosa che insiste, che parla, che ritorna.
E che forse non chiede di essere distrutto,
ma compreso.

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