Still Alice: Alzheimer, desiderio e riconciliazione. Una lettura psicoanalitica (Freud – Lacan). Dott. Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Still Alice non è una storia vera in senso biografico, ma è costruita a partire da esperienze cliniche reali. E tuttavia, dal punto di vista psicoanalitico, questo dettaglio è quasi secondario: ciò che conta è che il film dice una verità psichica, e lo fa con una delicatezza rara.
1. La perdita originaria che ritorna
La perdita della madre e della sorella di Alice, avvenuta in un incidente, è un trauma mai completamente simbolizzato. Non è solo un lutto: è una frattura nella catena significante. Freud ci insegna che ciò che non viene elaborato ritorna (Wiederkehr des Verdrängten), e nel film questo ritorno avviene in modo quasi esemplare.
Quando Alice, nella fase avanzata della malattia, scambia la fotografia con la figlia per l’immagine della madre e della sorella, non siamo di fronte a una semplice confusione cognitiva. Siamo davanti a una sovrapposizione inconscia:
la figlia occupa il posto dell’oggetto perduto
l’immagine affettiva prevale sulla realtà percettiva
È il desiderio di rivedere ciò che è stato perduto a orientare il riconoscimento. Qui Freud parlerebbe di soddisfazione allucinatoria del desiderio: non nel senso patologico, ma come modalità primaria della psiche.
2. L’Alzheimer come caduta dell’Io e risalita dell’inconscio
L’Alzheimer, nel film, non è solo una malattia degenerativa: è una progressiva dissoluzione dell’Io. Cadono:
la funzione nominativa
la linearità temporale
l’identità narrativa
Ma ciò che resta, ostinatamente, è il registro affettivo.
Qui Lacan è prezioso: quando il simbolico si sfilaccia, il reale del desiderio insiste. Alice non sa più “chi è”, ma sente ancora. L’amore per la figlia, il legame con le figure perdute, il nucleo traumatico della mancanza non vengono cancellati: si riorganizzano.
L’inconscio, dice Lacan, non è una memoria, ma una struttura. E il film mostra bene che ciò che è strutturato dal desiderio resiste anche quando la memoria collassa.
3. Il desiderio della figlia: dal risentimento alla riconciliazione
Il percorso della figlia è speculare e altrettanto centrale. All’inizio c’è una ferita: una madre distante, esigente, poco sintonizzata. La malattia apre uno spazio inedito:
la madre non è più tutta presa dal sapere, dal controllo, dall’eccellenza
la figlia può finalmente essere vista
Quando la ragazza parla del desiderio, del sogno, della progettualità futura, sta facendo qualcosa di profondamente analitico: introduce il proprio desiderio là dove prima c’era solo mancanza e risentimento.
La scena della rappresentazione teatrale è potentissima:
la figlia mette in scena il desiderio
la madre, ormai al limite del linguaggio, lo riconosce affettivamente
Non serve capire. Basta sentire.
4. L’ultima immagine: amore, perdita e oblio
La scena finale sulla spiaggia è quasi freudiana nella sua semplicità tragica. Il ricordo affettivo, l’identità, il legame, si dissolvono. Ma non in modo violento: in modo quieto, come se il soggetto potesse finalmente lasciare andare.
Qui possiamo dire che avviene una doppia operazione:
da un lato, la riconciliazione (con la figlia, con l’amore)
dall’altro, l’oblio di ciò che è stato fonte di dolore, separazione, angoscia
Lacan direbbe che il soggetto, nel suo estremo, si separa dall’oggetto del trauma. Non lo elabora più, non lo ricorda più: semplicemente non ne è più preso.
Conclusione
Still Alice mostra qualcosa di profondamente vero:che l’amore e il desiderio non appartengono all’Io, ma a una dimensione più profonda;che la malattia, pur devastante, può diventare un luogo di riconciliazione simbolica;che la perdita, quando non può più essere ricordata, può talvolta essere finalmente lasciata andare.
È un film che, senza dirlo, mette in scena una tesi freudiano-lacaniana forte:
ciò che ci costituisce non è la memoria, ma il desiderio.
E forse è per questo che colpisce così tanto: perché parla dell’Alzheimer non solo come fine della mente, ma come ultimo spazio dell’inconscio.
1) Sviluppi recenti per “neutralizzare” o rallentare l’Alzheimer
Anticorpi anti-amiloide (disease-modifying) nelle fasi precoci
Lecanemab (Leqembi): negli USA ha avuto approvazione “tradizionale” per Alzheimer in fase precoce (MCI o demenza lieve) con conferma di beneficio clinico. U.S. Food and Drug Administration+1
Donanemab (Kisunla): approvato negli USA (inizialmente nel 2024) per early symptomatic AD; nel 2025 è stata aggiornata l’etichetta (anche su schema/dosaggio). Access Data+2ACNR+2
Cosa significa in pratica: questi farmaci non “guariscono”, ma in una parte dei pazienti rallentano la progressione clinica se usati molto presto e solo se c’è evidenza di patologia amiloide. Il grande limite è il rischio di ARIA (edema/microemorragie) che richiede selezione accurata e monitoraggi (tipicamente RM). Alzheimer Europe+1
Oltre l’amiloide
È in corso (pipeline molto attiva) il lavoro su:
strategie anti-tau (per la patologia dei grovigli),
neuroinfiammazione (microglia, complemento, ecc.),
approcci “multi-target” e combinazioni.Qui, al 2025, la parte più “clinicamente pronta” resta però: trattare presto e misurare bene chi ha davvero AD biologico.
2) Diagnosi “precisa”: cosa conta oggi davvero
La diagnosi moderna tende a passare da “sindrome clinica” a malattia biologica (cioè: amiloide + tau), con un mix di:
A) Valutazione clinica e neuropsicologica
storia dei sintomi (memoria episodica, linguaggio, funzioni esecutive),
esame obiettivo neurologico,
test cognitivi standardizzati.
B) Imaging e biomarcatori “classici”
RM encefalo (atrofia ippocampale/temporale mediale, esclusione cause alternative),
PET amiloide / PET tau (molto specifiche, ma costose),
liquor (CSF): Aβ42/40, p-tau, t-tau (molto informativi).
C) La grande novità: biomarcatori nel sangue
Negli ultimi anni, soprattutto p-tau217 (e rapporti tipo p-tau217/Aβ42) ha mostrato accuratezza molto alta nel predire positività amiloide/tau (con performance vicine a CSF/PET in diversi studi). JAMA Network+2Nature+2E infatti nel Regno Unito è partita una sperimentazione “real world” (ADAPT) per capire quanto un test ematico possa accelerare e migliorare il percorso diagnostico nei memory clinic. University College London+2The Guardian+2
In sintesi diagnostica 2025:
clinica + RM per “inquadramento”
biomarcatori (sempre più spesso anche sangue) per dire: è Alzheimer biologico o no?
PET/CSF restano riferimenti forti, specie nei casi dubbi o per accesso a terapie.
3) Alzheimer precoce genetico (dominante): che cos’è
Parliamo della forma autosomal-dominant / dominantly inherited Alzheimer’s disease (DIAD/ADAD), rarissima (una frazione molto piccola dei casi totali) e spesso a esordio tra 30–60 anni, legata a varianti patogenetiche in:
APP
PSEN1
PSEN2 OUP Academic+2PMC+2
Perché è importantissima per la ricerca?
perché l’esordio è spesso prevedibile (nelle famiglie),
consente studi di biomarcatori “prima dei sintomi”,
è un modello chiave per la prevenzione primaria.
Le grandi piattaforme di studio/prevenzione
Il riferimento mondiale è la rete DIAN / DIAN-TU (coordinata da Washington University in St. Louis), che fa osservazionale + trial di prevenzione/intervento in portatori a rischio. dian.wustl.edu+3dian.wustl.edu+3dian.wustl.edu+3
4) Centri e reti tra i più avanzati (ricerca + cura)
Ti elenco “nodi” molto solidi (non l’unica lista possibile), divisi per funzione:
Reti clinico-scientifiche enormi (USA)
NIA/NIH – Alzheimer’s Disease Research Centers (ADRCs): rete nazionale di centri accademici/ospedalieri che fanno diagnosi avanzata, trial e ricerca (è una delle infrastrutture più importanti al mondo). National Institute on Aging+2National Institute on Aging+2
Esempio di centro dentro la rete: Mayo Clinic ADRC. mayo.edu+1
Ricerca su Alzheimer genetico/precoce
DIAN / DIAN-TU (Washington University + siti internazionali). dian.wustl.edu+1
Europa (biomarcatori e traslazione)
UCL Dementia Research Centre (UK): molto forte su biomarcatori e trial; coinvolta nello studio ADAPT sul p-tau217. University College London+2University College London+2
Karolinska Institutet – Center for Alzheimer Research (Svezia): hub multidisciplinare (meccanismi, diagnosi, trattamento). ki.se+1
DZNE (Germania): grande polo europeo su demenze (forte output scientifico). DZNE
MINI-SCHEDA CLINICA
Alzheimer: diagnosi precoce, genetica e orientamento ai centri
1. Quando sospettare un Alzheimer (soprattutto precoce)
Red flag cliniche che non vanno banalizzate:
deficit di memoria episodica (nuove informazioni) non spiegabili da stress/depressione
difficoltà linguistiche progressive (anomie, circonlocuzioni)
disorientamento temporale precoce
cambiamenti di personalità o rigidità comportamentale
esordio < 65 anni
familiarità importante (più casi, esordi simili, generazioni successive)
👉 In soggetti giovani, il sospetto deve essere più alto, non più prudente.
2. Iter diagnostico consigliato (2025)
Pensato come imbuto clinico, dal meno invasivo al più specifico.
STEP 1 – Valutazione clinico-neuropsicologica
anamnesi accurata (anche familiare)
test cognitivi strutturati
esclusione di cause “reversibili” (B12, tiroide, farmaci, depressione)
STEP 2 – Neuroimaging strutturale
RM encefalo→ atrofia ippocampale / temporale mediale→ esclusione di vascolare, tumori, idrocefalo ecc.
STEP 3 – Biomarcatori (snodo cruciale)
Oggi la domanda chiave è:👉 “È Alzheimer biologico sì o no?”
Liquor (CSF):
Aβ42 o rapporto Aβ42/40 ↓
p-tau ↑
t-tau ↑
Sangue (novità decisiva):
p-tau217 (e p-tau181)→ sempre più usato come screening avanzato nei memory clinic
PET amiloide / PET tau→ gold standard nei casi complessi o per accesso a trial/terapie
3. Alzheimer genetico precoce (AD autosomico dominante)
Raro, ma clinicamente e scientificamente fondamentale.
Geni coinvolti
PSEN1
PSEN2
APP
Quando pensare al test genetico
esordio molto precoce (30–60 anni)
≥ 2 familiari di primo grado
pattern “verticale” (genitore → figlio)
⚠️ Il test non va mai fatto senza counseling genetico (pre e post).Qui il punto non è solo sapere, ma reggere il sapere.
4. Terapie oggi disponibili
Anticorpi anti-amiloide (lecanemab, donanemab)✔️ solo fasi precoci✔️ solo con biomarcatori positivi❌ non curano, rallentano
Terapie sintomatiche (donepezil, rivastigmina, memantina)→ utili ma non modificanti la malattia
Il futuro è: diagnosi precoce + selezione biologica + intervento mirato.
ITALIA ↔ ESTERO
Dove orientarsi concretamente
🇮🇹 ITALIA – Dove andare davvero
Centri di riferimento clinico-scientifico
IRCCS Ospedale San Raffaele – Milano(neurologia cognitiva, biomarcatori, trial)
Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Besta – Milano
Policlinico Gemelli – Roma
Ospedale Fatebenefratelli / Centro Alzheimer – Brescia
IRCCS Santa Lucia – Roma
👉 Accesso tramite:
neurologo → Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD)
SSN (tempi variabili) o privato convenzionato
Limite italiano
accesso a PET e terapie innovative ancora selettivo
trial clinici presenti ma meno numerosi che all’estero
🌍 ESTERO – Dove si gioca l’avanguardia
USA
NIH / NIA – Alzheimer’s Disease Research Centers (ADRC)
Mayo Clinic
Washington University in St. Louis (DIAN, Alzheimer genetico)
👉 Punti di forza:
trial di prevenzione
accesso a farmaci prima
enorme potenza di ricerca
Regno Unito
UCL Dementia Research Centre – Londra
forte su biomarcatori ematici e diagnosi precoce
Nord Europa
Karolinska Institutet – Svezia
DZNE – Germania
👉 eccellenza su:
neurofisiologia
infiammazione
modelli preclinici
5. Nota psicoanalitica
Da Freud a Lacan, ciò che questa scheda ci ricorda è che:
la diagnosi moderna cerca la verità biologica
ma il soggetto resta più della sua patologia
L’Alzheimer mostra che la memoria non coincide con l’identitàe che il desiderio, l’affetto, il legame persistono oltre il decadimento dell’Io.
La clinica del futuro, se vorrà essere davvero umana, dovrà tenere insieme:
biomarcatori
farmacologia
ascolto del soggetto e dei suoi legami

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