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Signum Gloriae - Ascoltare una narrazione sacra. Dott. Maurizio Silvestri


Quando si entra in una cantata sacra come Signum Gloriae di Fabrizio Callai, non si entra semplicemente in un “concerto”, ma in una forma di racconto sonoro.

Qui la musica non accompagna un testo: lo diventa.

La struttura dell’opera non è quella di un oratorio barocco a numeri chiusi, ma piuttosto una sequenza di episodi musicali concatenati, tenuti insieme da una drammaturgia evangelica in latino: il viaggio dei Magi, la Stella, l’attesa, l’adorazione.

I due solisti non sono voci liriche astratte, ma funzioni narrative:

Hystoricus (tenore): la voce che racconta, che porta avanti il tempo del racconto, quasi come un narratore biblico.

Propheta (basso): la voce del senso, della visione, della profezia; non dice solo “cosa accade”, ma “che cosa significa”.

Intorno a loro si muovono due grandi poli simbolici:

Il coro di voci bianche

Rappresenta l’elemento più fragile e luminoso dell’opera:

l’infanzia, la stella, la promessa.

Non commenta: risplende.

Il suo timbro non è psicologico, è archetipico. Porta dentro la musica ciò che nella vicenda dei Magi è pura apertura al mistero.

Il coro misto

È la voce della comunità umana, del mondo che ascolta e risponde.

Quando entra, la storia diventa collettiva: non è più solo Betlemme, siamo anche noi che ascoltiamo.

L’orchestra, con i suoi interludi, svolge una funzione fondamentale:

non accompagna soltanto, ma respira tra le scene, crea passaggi, spazi di attesa, sospensioni, come se dicesse: “qui qualcosa sta per accadere”.

In questo senso Signum Gloriae è una cantata più vicina a una narrazione simbolica che a una liturgia.

Non ci si limita ad ascoltare: si viene portati dentro una storia che accade di nuovo.

“Contemplazione” – Dopo il racconto, il silenzio che parla

Dopo la grande architettura vocale e narrativa di Signum Gloriae, il programma propone un gesto quasi opposto:

Contemplazione per violoncello e orchestra.

Qui la parola scompare.

Resta il suono che pensa.

Il violoncello – strumento dalla voce umana per eccellenza – diventa il luogo dell’interiorità.

Se la cantata è il racconto della Stella nel cielo, Contemplazione è ciò che accade dentro chi l’ha vista.

Non c’è più profezia, non c’è più storia:

c’è una voce sola che ascolta quello che è appena successo.

In una chiesa come Nostra Signora delle Vigne questo ha un valore fortissimo:

dopo il grande affresco corale della nascita, rimane l’eco, come quando una parola sacra continua a vibrare anche quando nessuno parla più.

È il momento in cui la musica smette di “dire” e comincia a far sentire.

E forse è proprio qui che Signum Gloriae mostra il suo senso più profondo:

non come celebrazione, ma come passaggio

dalla storia al silenzio,

dal simbolo all’intimità,

dalla luce vista fuori alla luce che resta dentro.

 
 
 

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