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Perfetti sconosciuti. Il desiderio, il segreto e la violenza della verità. Dott. Maurizio Silvestri


1. Introduzione – Perché questo film ci riguarda tutti

Perfetti sconosciuti non è un film sui telefoni.È un film sull’inconscio.

Lo smartphone è solo il dispositivo narrativo che rende visibile una verità psicoanalitica antica:ogni soggetto vive in una doppia scena.

C’è ciò che mostriamo agli altri – il nostro Io sociale –e c’è ciò che desideriamo, temiamo, fantastichiamo, che non può essere detto.

Freud lo chiamava inconscio.Oggi lo chiamiamo “notifiche”.

2. Il gioco: una fantasia paranoica di trasparenza

L’idea del film nasce da una proposta che sembra innocente:mettere tutti i telefoni sul tavolo e condividere ogni messaggio.

Ma questa proposta è già, clinicamente, una violenza.

È la fantasia infantile secondo cui:

“Se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere.”

La psicoanalisi ci dice il contrario:se non avessi nulla da nascondere, non saresti un soggetto.

Il segreto non è una patologia.È il modo in cui il desiderio si protegge.

3. La coppia: l’illusione di sapere chi è l’altro

Tutte le coppie del film sono costruite su una finzione condivisa:

“Io so chi sei.”

Ma non amiamo mai una persona.Amiamo un’immagine, un fantasma, una storia che raccontiamo su di lei.

Quando il telefono parla,non distrugge solo la fedeltà sessuale:distrugge la costruzione narcisistica della coppia.

Non soffriamo perché l’altro ha desiderato qualcun altro.Soffriamo perché scopriamo che non era quello che credevamo.

4. Il tradimento come struttura

Nel film non c’è un “cattivo”.C’è una verità freudiana:il desiderio non è monogamo.

Molti personaggi vivono la scissione classica:– il partner come sicurezza– l’amante come oggetto del desiderio

Non è una perversione:è il modo in cui l’Edipo mal risolto continua a vivere nell’adulto.

Il telefono è il punto in cui questa scissione diventa visibile.

5. L’omosessualità segreta: il punto più tragico del film

Uno dei personaggi non nasconde un tradimento,nasconde chi è.

Questo ci mostra qualcosa di fondamentale:non tutti i segreti sono uguali.

Alcuni proteggono un desiderio clandestino.Altri proteggono un’esistenza minacciata.

Il gruppo può tollerare il tradimento.Non sempre può tollerare la differenza.

Qui il film diventa politico e psicoanalitico insieme.

6. Il tavolo come Super-Io

La cena è un tribunale.

Ognuno guarda l’altro non per capire,ma per giudicare.

Il gruppo rappresenta il Super-Io:

“Dimmi tutto, ma solo se resta normale.”

Quando qualcosa esce dal quadro,il soggetto viene simbolicamente espulso.

7. Il finale: la verità che non cambia nulla

Il film mostra una seconda versione della serata,quella in cui il gioco non viene fatto.

Tutto sembra andare bene.

Ma noi sappiamo che sotto ogni sorrisoc’è una vita segreta.

E questa è la conclusione più psicoanalitica possibile:

I legami umani non si fondano sulla verità,ma sulla menzogna necessaria che rende l’altro abitabile.

8. Conclusione

Perfetti sconosciuti ci dice una cosa dura ma vera:

Non siamo infedeli perché mentiamo.Mentiamo perché il desiderio non è fatto per essere messo sul tavolo.

La civiltà non è costruita sulla trasparenza.È costruita sul rispetto del segreto dell’altro.



Concetti ed idee che Perfetti sconosciuti sviluppa e collegamenti con il piano psicologico.



1. L’idea centrale: lo smartphone come nuovo inconscio esterno

Nel film il telefono non è un oggetto tecnologico:è l’archivio del desiderio, del rimosso, delle doppie vite.

Se Freud diceva che l’inconscio è “ciò che non vuole essere saputo”, qui l’inconscio è ciò che non deve apparire sullo schermo.

Ogni personaggio vive una scissione:

Io sociale (quello che mostro a tavola)Io segreto (quello che vibra nel telefono)

La cena diventa un setting analitico crudele:il gruppo = Super-Ioil telefono = Es che parlal’Io crolla sotto il conflitto.

2. Il patto: “diciamo tutto” come fantasia paranoica

L’idea del gioco nasce da una fantasia ingenua:

“Se non abbiamo segreti, non abbiamo nulla da temere.”

Ma psicoanaliticamente è falso.

Il segreto non è una colpa:è la struttura stessa del soggetto.

Ogni desiderio è clandestino.Ogni amore è in parte tradimento dell’Altro.

Il film lo mostra con precisione crudele:la trasparenza totale non crea intimità → crea terrore.

3. Coppie, tradimenti e l’illusione dell’Uno

Tutte le coppie del film vivono lo stesso equivoco fondamentale:

“Io so chi sei.”

Ma nessuno sa mai chi è l’altro.Si ama sempre un’immagine, un fantasma, una costruzione.

Quando il telefono parla, cade lo specchio narcisistico della coppia.

E quello che emerge non è tanto il tradimento sessuale,ma qualcosa di più profondo:

➡️ il fatto che l’altro non mi appartiene.

Questo è il trauma vero.

4. Il personaggio omosessuale: il segreto come sopravvivenza

Qui il film è molto fine.

Non è un “segreto sporco”,è un segreto strutturale: l’identità non riconosciuta dall’Altro sociale.

Quando viene svelato non produce liberazione,ma perdita di posizione simbolica.

Lacan direbbe: viene toccato il punto in cui il soggetto è rappresentato dall’Altro.

Non è “chi ama”,ma che posto ha nel desiderio degli altri.

5. Il telefono come oggetto perturbante

Freudianamente il telefono è un oggetto Unheimlich.

È familiare, intimo…ma improvvisamente parla contro di noi.

È come il sogno che tradisce l’Io.

Non è un caso che vibra, si accende, irrompe:è il ritorno del rimosso in formato digitale.

6. Il finale: la versione “non giocata”

Il film chiude con una soluzione geniale:mostra cosa sarebbe successo se il gioco non fosse stato fatto.

Tutto rimane apparentemente uguale.

Ma noi sappiamo che non è vero.

Ora sappiamo che sotto ogni tavola c’è un abisso.

È una lezione profondamente psicoanalitica:

I legami sociali non si fondano sulla verità,ma sulla menzogna condivisa che permette di vivere.

7. In una frase

Perfetti sconosciuti racconta questo:

Non siamo infedeli perché mentiamo.Mentiamo perché il desiderio non è fatto per essere detto.


🧠 Perfetti sconosciuti – Casi clinici

1. Eva – La padrona del setting

(la donna che propone il gioco)

Eva è il personaggio più inquietante.

Non è ingenua:è colei che vuole far cadere le maschere.

Clinicamente incarna una posizione che potremmo chiamare:

godimento del sapere sull’altro

Non cerca la verità per amore,ma per controllo narcisistico.

In termini lacaniani:vuole occupare il posto dell’Altro che sa.

La sua freddezza non è forza: è difesa contro l’abbandono.Distruggendo le illusioni altrui, tenta di proteggersi dalla propria.

2. Rocco – Il marito che tradisce

(la nevrosi del doppio legame)

Rocco vive la classica scissione freudiana:

moglie = madreamante = oggetto di desiderio

Ama la moglie ma la desidera poco.Desidera l’amante ma non può amarla.

Il tradimento non è colpa morale:è il sintomo di una struttura edipica irrisolta.

Il telefono lo tradisce perché è l’Es che parla.

3. Lele – Il seduttore bugiardo

(narcisismo fragile)

Lele mente continuamente,non per cattiveria, ma per sopravvivenza narcisistica.

Ha bisogno che l’Altro lo veda come desiderabile.

Ogni messaggio segreto è una protesi dell’Io.

Clinicamente è una struttura narcisistica:senza specchio dell’Altro → collassa.

4. Carlotta – La donna ferita

(dipendenza affettiva)

Carlotta ama troppo.

Non ama l’uomo reale,ma l’immagine di coppia.

Quando il segreto emerge,non perde il partner: perde la fantasia che la sosteneva.

Il suo dolore è reale perché la fantasia è reale.

5. Bianca – La moglie incinta

(angoscia di sostituzione)

È quella che teme di non essere più scelta.

La gravidanza riattiva il fantasma:

“se divento madre, non sarò più desiderata”

Per questo vive ogni messaggio come minaccia.

Freud lo chiamerebbe conflitto Madonna / prostituta.

6. Peppe – L’omosessuale segreto

(la struttura più tragica)

Peppe non nasconde un vizio.Nasconde chi è.

Il suo segreto è il prezzo da pagare per restare nel simbolico del gruppo.

Il film mostra una verità durissima:

Non tutti possono permettersi di essere veri.

La sua menzogna è una strategia di sopravvivenza psichica.

7. Il gruppo – Il Super-Io

Il tavolo non è una cena.È un tribunale.

Ognuno guarda gli altri come:

“Dimmi chi sei… ma non troppo.”

Il gruppo non tollera il desiderio,tollera solo la normalità.

 
 
 

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