Lo specchio tra mito, fiaba e psiche. Dott. Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 15 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Quante volte nella vita ci siamo guardati allo specchio cercando qualcosa che non era semplicemente il nostro volto?Forse cercavamo una conferma, forse una risposta, forse un segno che qualcosa dentro di noi stava cambiando.
Lo specchio accompagna l’umanità da sempre: nei miti, nelle fiabe, nella poesia, ma anche nella vita quotidiana. Non è soltanto un oggetto. È un’esperienza psicologica fondamentale. Ogni volta che incontriamo uno specchio, incontriamo in qualche modo noi stessi — ma non esattamente come siamo: incontriamo un’immagine.
Ed è proprio questa distanza tra ciò che siamo e ciò che vediamo che rende lo specchio così potente dal punto di vista psicologico.
1. Lo specchio e la nascita dell’identità
Uno dei grandi psicoanalisti del Novecento, Jacques Lacan, ha descritto una scena molto semplice e allo stesso tempo decisiva: il momento in cui il bambino, per la prima volta, riconosce la propria immagine nello specchio.
Il bambino vive ancora il proprio corpo come poco coordinato, frammentato, incerto. Ma nello specchio vede una figura intera, stabile, compatta. E prova una gioia intensa, perché quell’immagine anticipa ciò che potrà diventare.In altre parole, la nostra identità nasce anche attraverso immagini che vengono dall’esterno.
Se ci pensiamo bene, questa esperienza non finisce nell’infanzia. Continuiamo per tutta la vita a costruire l’idea di chi siamo attraverso gli sguardi degli altri, attraverso le parole che riceviamo, attraverso il modo in cui veniamo riconosciuti.
In un certo senso, diventiamo anche ciò che ci viene restituito come immagine.
2. Il primo specchio: lo sguardo dell’altro
Un altro grande psicoanalista, Donald Winnicott, ha fatto un passo ulteriore e ha detto qualcosa di molto poetico: il primo specchio del bambino non è lo specchio di vetro, ma il volto della madre — o di chi si prende cura di lui.
Quando il bambino guarda il volto di chi lo accudisce e vede uno sguardo attento, vivo, presente, in quello sguardo trova se stesso. Si sente riconosciuto. Si sente esistente.
Quando invece questo rispecchiamento manca — quando non siamo visti, non siamo riconosciuti — nasce una sensazione molto profonda che molti adulti conoscono bene: la sensazione di essere invisibili.
Non a caso molte fiabe raccontano proprio questa esperienza. Pensiamo a Cenerentola, ignorata e non riconosciuta, oppure al brutto anatroccolo, che scoprirà la propria identità solo quando incontrerà lo sguardo giusto.
La psicologia ci insegna che non soffriamo solo per ciò che accade nella vita, ma anche — e a volte soprattutto — quando non veniamo visti.
3. Lo specchio inquietante: quando non ci riconosciamo
Lo specchio però non è soltanto rassicurante. A volte può diventare inquietante.Sigmund Freud parlava del fenomeno del “perturbante”: quelle esperienze in cui qualcosa è familiare ma allo stesso tempo estraneo.
A tutti può capitare un momento in cui, guardandosi allo specchio, si ha una sensazione strana: “Non mi riconosco più.”Può succedere dopo un cambiamento importante, dopo una perdita, dopo una trasformazione della vita. L’immagine riflessa diventa il segno visibile di un cambiamento interno che ancora non abbiamo completamente compreso.
In questo senso lo specchio non mostra soltanto chi siamo: a volte mostra anche parti di noi che non avevamo ancora accettato.
4. Lo specchio nelle fiabe e nella poesia
Non è un caso che lo specchio compaia continuamente nelle fiabe. Nella fiaba di Biancaneve, lo specchio non serve a vedere il volto: serve a dire la verità.“Specchio, specchio delle mie brame…” — lo specchio diventa la voce di qualcosa che non può essere ingannato.
Nelle fiabe, lo specchio è spesso una soglia: un punto di passaggio tra ciò che crediamo di essere e ciò che stiamo diventando.
La poesia svolge una funzione molto simile. La poesia crea immagini che permettono di riconoscere emozioni che non avevano ancora trovato parole. Possiamo dire che la poesia è uno specchio che parla: restituisce al soggetto qualcosa di sé in forma trasformata.
5. Lo specchio come esperienza della vita quotidiana
Se portiamo tutto questo nella vita di ogni giorno, scopriamo che gli specchi non sono soltanto quelli appesi alle pareti.Gli specchi sono:
gli sguardi delle persone importanti
le parole che riceviamo
le relazioni che viviamo
le esperienze che ci rimandano un’immagine di noi stessi
Ogni relazione significativa è, in qualche modo, uno specchio.E spesso non cerchiamo nelle relazioni qualcuno che ci giudichi, ma qualcuno che ci aiuti a riconoscerci.
6. Conclusione
Possiamo allora riassumere il ruolo psicologico dello specchio in tre funzioni fondamentali.
Lo specchio:
ci aiuta a diventare qualcuno, perché l’identità nasce anche attraverso immagini che riceviamo
ci mostra ciò che a volte non vogliamo vedere, rivelando parti nascoste di noi
ci permette di trasformarci, perché ogni nuova immagine di noi apre la possibilità di cambiare
E forse è per questo che lo specchio continua a comparire nei miti, nelle fiabe e nella poesia: perché racconta qualcosa di essenziale dell’esperienza umana.
Ogni volta che incontriamo uno specchio — reale, umano o simbolico — incontriamo non solo ciò che siamo stati, ma anche la storia di ciò che stiamo diventando.

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