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Ligabue “al limite del linguaggio”. Dott. Maurizio Silvestri

1. Ligabue “al limite del linguaggio”

Ligabue non è semplicemente un artista “naïf” o marginale: è un soggetto che abita il linguaggio come ferita.La parola per lui non è casa, ma luogo di inciampo, di vergogna, di espulsione.

  • il linguaggio verbale lo tradisce

  • lo espone al ridicolo

  • non gli consente di stabilire un legame stabile con l’Altro umano

In termini freudiani, potremmo dire che il linguaggio non riesce a svolgere pienamente la funzione di legamento (Bindung).In termini lacaniani: il soggetto non è ben “tenuto” nel simbolico condiviso.

👉 E allora l’immagine diventa la sua possibilità di parola.

2. L’immagine come lingua primaria

Ligabue non “rappresenta” gli animali:li abita, li incarna, li fa parlare.

I suoi quadri non sono descrittivi, sono enunciativi.

  • lo sguardo degli animali è frontale, diretto

  • i denti, le fauci, gli artigli sono eccessivi

  • il colore è pulsionale, non naturalistico

Qui l’immagine non è decorazione, ma atto di comunicazione primario, quasi pre-verbale.

💡 Potremmo dire:

Ligabue parla prima del linguaggio, là dove il corpo e l’affetto precedono la parola.

Questo lo avvicina molto:

  • all’infanzia precoce

  • alla dimensione autistica

  • a forme di comunicazione arcaiche e sensoriali

3. Comunicazione con gli animali: una scelta simbolica

Il legame di Ligabue con gli animali non è romantico.È strutturale.

Gli animali:

  • non giudicano

  • non chiedono grammatica

  • non impongono il codice sociale

Sono un Altro non simbolico, ma vivo.

Dal punto di vista psicoanalitico:

  • l’animale diventa un interlocutore possibile

  • una forma di Altro che non umilia

  • un luogo in cui il soggetto può ancora esistere

👉 In questo senso, Ligabue cerca negli animali una comunicazione senza linguaggio, ma non senza senso.

4. L’immagine come tentativo di simbolizzazione

E qui c’è il punto cruciale:Ligabue non rifiuta il simbolico, lo cerca disperatamente.

Solo che:

  • non passa dalla parola

  • non passa dalla scrittura

  • passa dall’immagine incarnata

Il quadro diventa:

  • un luogo di deposito dell’affetto

  • una forma di tenuta dell’angoscia

  • una quasi-scrittura dell’inconscio

Potremmo dire che Ligabue tenta una simbolizzazione alternativa, dove:

  • il colore è significante

  • la forma è frase

  • lo sguardo è domanda all’Altro

5. “Volevo nascondermi”: il paradosso

Il titolo è straordinariamente psicoanalitico.

Perché:

  • Ligabue vuole nascondersi dagli uomini

  • ma nello stesso tempo si espone totalmente nelle immagini

Il quadro fa quello che il linguaggio non riesce a fare:

  • dire il dolore

  • dire la rabbia

  • dire la paura

  • dire il desiderio di esistere

💭 È come se dicesse:

“Non so parlare, ma guardami.”

6. Un ponte verso il tuo lavoro (simbolo e coscienza)

Ligabue si colloca perfettamente dentro il tuo asse:Il confine come origine – soggetto, simbolo e inconscio.

Perché mostra che:

  • il simbolo non nasce solo dalla parola

  • la coscienza non nasce solo dal linguaggio verbale

  • l’immagine può essere una soglia di accesso all’Altro

È un esempio potentissimo per dire che:

quando il linguaggio fallisce, il simbolico non scompare: si sposta.


 
 
 

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