Ligabue “al limite del linguaggio”. Dott. Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
1. Ligabue “al limite del linguaggio”
Ligabue non è semplicemente un artista “naïf” o marginale: è un soggetto che abita il linguaggio come ferita.La parola per lui non è casa, ma luogo di inciampo, di vergogna, di espulsione.
il linguaggio verbale lo tradisce
lo espone al ridicolo
non gli consente di stabilire un legame stabile con l’Altro umano
In termini freudiani, potremmo dire che il linguaggio non riesce a svolgere pienamente la funzione di legamento (Bindung).In termini lacaniani: il soggetto non è ben “tenuto” nel simbolico condiviso.
👉 E allora l’immagine diventa la sua possibilità di parola.
2. L’immagine come lingua primaria
Ligabue non “rappresenta” gli animali:li abita, li incarna, li fa parlare.
I suoi quadri non sono descrittivi, sono enunciativi.
lo sguardo degli animali è frontale, diretto
i denti, le fauci, gli artigli sono eccessivi
il colore è pulsionale, non naturalistico
Qui l’immagine non è decorazione, ma atto di comunicazione primario, quasi pre-verbale.
💡 Potremmo dire:
Ligabue parla prima del linguaggio, là dove il corpo e l’affetto precedono la parola.
Questo lo avvicina molto:
all’infanzia precoce
alla dimensione autistica
a forme di comunicazione arcaiche e sensoriali
3. Comunicazione con gli animali: una scelta simbolica
Il legame di Ligabue con gli animali non è romantico.È strutturale.
Gli animali:
non giudicano
non chiedono grammatica
non impongono il codice sociale
Sono un Altro non simbolico, ma vivo.
Dal punto di vista psicoanalitico:
l’animale diventa un interlocutore possibile
una forma di Altro che non umilia
un luogo in cui il soggetto può ancora esistere
👉 In questo senso, Ligabue cerca negli animali una comunicazione senza linguaggio, ma non senza senso.
4. L’immagine come tentativo di simbolizzazione
E qui c’è il punto cruciale:Ligabue non rifiuta il simbolico, lo cerca disperatamente.
Solo che:
non passa dalla parola
non passa dalla scrittura
passa dall’immagine incarnata
Il quadro diventa:
un luogo di deposito dell’affetto
una forma di tenuta dell’angoscia
una quasi-scrittura dell’inconscio
Potremmo dire che Ligabue tenta una simbolizzazione alternativa, dove:
il colore è significante
la forma è frase
lo sguardo è domanda all’Altro
5. “Volevo nascondermi”: il paradosso
Il titolo è straordinariamente psicoanalitico.
Perché:
Ligabue vuole nascondersi dagli uomini
ma nello stesso tempo si espone totalmente nelle immagini
Il quadro fa quello che il linguaggio non riesce a fare:
dire il dolore
dire la rabbia
dire la paura
dire il desiderio di esistere
💭 È come se dicesse:
“Non so parlare, ma guardami.”
6. Un ponte verso il tuo lavoro (simbolo e coscienza)
Ligabue si colloca perfettamente dentro il tuo asse:Il confine come origine – soggetto, simbolo e inconscio.
Perché mostra che:
il simbolo non nasce solo dalla parola
la coscienza non nasce solo dal linguaggio verbale
l’immagine può essere una soglia di accesso all’Altro
È un esempio potentissimo per dire che:
quando il linguaggio fallisce, il simbolico non scompare: si sposta.

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