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Ivano Fossati: un viaggio psicoanalitico attraverso le sue canzoni. Dott. Maurizio Silvestri

26 set
Tempo di lettura: 17 min

Il sogno e la musica che gira intorno

Prima ancora di entrare nel percorso attraverso le canzoni di Ivano Fossati, vorrei partire da una questione apparentemente lontana dalla musica: che cos'è un sogno?

La domanda non è affatto scontata.

Possiamo pensare al sogno come a una storia che compare durante il sonno, come a una produzione della nostra mente, come a un insieme di immagini senza un significato preciso, oppure possiamo considerarlo — seguendo la tradizione psicoanalitica inaugurata da Freud — come qualcosa che chiede di essere interrogato.

Ed è proprio questo passaggio che cambia radicalmente il nostro rapporto con il sogno.

Se considero il sogno soltanto come un'immagine da decifrare, cercherò probabilmente un significato nascosto, una sorta di soluzione definitiva: questo significa questo.

Ma se considero il sogno come una formazione psichica da interrogare, allora il significato non è più qualcosa che possiedo già.

Diventa una domanda.

Il sogno comincia a parlare attraverso le associazioni, i ricordi, le emozioni, le contraddizioni, le immagini che suscita. Non è più un oggetto chiuso davanti a noi, ma qualcosa con cui entriamo in relazione.

Dal sogno come oggetto al sogno come relazione

Questo cambiamento è importante perché modifica anche il modo nel quale pensiamo l'altro.

Se il sogno è un messaggio univoco, posso pensare che esista qualcuno — un interprete, un esperto, una teoria — capace di dirmi finalmente che cosa significa.

Ma se il sogno è qualcosa da interrogare, allora entra in gioco una dimensione relazionale.

Chi parla nel sogno? A chi parla? Chi è l'altro che compare? E soprattutto: quale parte di me è rappresentata da quell'altro?

L'altro del sogno non coincide necessariamente con una persona reale.

Può essere una figura, una voce, un volto, uno sconosciuto, una persona amata, qualcuno che non riconosciamo oppure qualcuno che conosciamo benissimo ma che, nel sogno, appare improvvisamente diverso.

Ed è proprio qui che la psicoanalisi introduce una possibilità fondamentale: l'altro può essere contemporaneamente fuori di noi e dentro di noi.

Ciò che incontriamo nel sogno può rappresentare qualcosa dell'altro, ma può anche mettere in scena una parte del nostro desiderio, della nostra storia, della nostra mancanza, della nostra alterità interna.

Per questo modificare la nostra idea di sogno significa modificare anche il nostro modo di guardare l'altro.

Se l'altro è soltanto colui che deve essere decifrato, rischiamo di trasformarlo in un oggetto del nostro sapere.

Se invece l'altro è qualcosa che ci interroga, allora dobbiamo accettare di non sapere immediatamente chi sia, che cosa voglia, che cosa rappresenti.

E questo introduce una dimensione essenziale della psicoanalisi:

l'altro non è soltanto qualcuno che dobbiamo comprendere; è qualcuno attraverso il quale possiamo scoprire qualcosa che ancora non sappiamo di noi stessi.

Dal sogno alla canzone

È da qui che vorrei entrare nella musica di Ivano Fossati.

Non perché le sue canzoni debbano essere considerate dei sogni, né perché esista una loro interpretazione psicoanalitica definitiva.

Al contrario.

Le canzoni di Fossati possono essere ascoltate come materiale da interrogare.

Le immagini della casa, del viaggio, dei treni, del mare, della partenza, dell'amore, della perdita, dello straniero, della musica e del desiderio non hanno necessariamente un solo significato.

Possono aprire associazioni.

Possono metterci davanti a domande.

Possono permettere a ciascuno di riconoscere qualcosa della propria esperienza senza ridurla a una spiegazione.

È proprio questo che rende possibile un incontro tra Fossati e la psicoanalisi.

Non cercheremo quindi “che cosa voleva dire Fossati?” come se esistesse una chiave definitiva capace di aprire ogni canzone.

La domanda sarà piuttosto:

“Che cosa accade dentro di noi quando ascoltiamo queste parole?”

E ancora:

“Quale soggetto, quale desiderio, quale perdita, quale Altro prende forma attraverso queste immagini?”

Un viaggio, non un dizionario dei simboli

Il percorso che segue nasce da questa premessa.

Le canzoni non verranno quindi affrontate come un dizionario nel quale a ogni immagine corrisponde automaticamente un significato: la casa significa questo, il viaggio significa quello, il treno significa quell'altro.

Le attraverseremo invece come si attraversa un sogno: una tappa alla volta, lasciando che un'immagine conduca alla successiva.

Dalle radici de La pianta del tè alla casa che cambia, dai Treni a vapore alla Musica che gira intorno; dalla fantasia di Pensiero stupendo all'incontro corporeo de Il bacio sulla bocca; dalla perdita di Di tanto amore alla parola di Dedicato; fino al desiderio di Buontempo, allo straniero di Pane e coraggio e alla fraternità di Mio fratello che guardi il mondo.

È un percorso che lentamente sposta la domanda.

All'inizio chiediamo:

“Da dove vengo?”

Poi:

“Dove posso abitare?”

“Che cosa porto con me?”

“Quali voci parlano dentro di me?”

“Che cosa desidero?”

“Chi è l'altro che desidero?”

“Che cosa rimane quando l'altro si perde?”

E infine:

“Come posso incontrare l'altro senza cancellare la sua differenza?”

Forse è proprio qui che il sogno e la musica si incontrano.

Entrambi possono essere considerati non come messaggi da consumare rapidamente, ma come spazi da abitare e interrogare.

E quando cambia il nostro modo di interrogare ciò che ascoltiamo, cambia anche ciò che possiamo ascoltare.

Forse, allora, il vero viaggio non sarà soltanto dentro le canzoni di Fossati.

Sarà dentro il modo in cui ciascuno di noi entra in rapporto con il proprio desiderio, con la propria storia e con l'Altro.

È da questa prospettiva che comincia il nostro percorso.


Un percorso analitico attraverso 11 canzoni di Fossati


Ci sono cantautori che raccontano storie e cantautori che sembrano ascoltare ciò che accade dentro le storie.

Ivano Fossati appartiene, a mio avviso, alla seconda categoria.

Nelle sue canzoni ritornano il viaggio, la partenza, il mare, la casa, la solitudine, l'amore, la perdita, lo straniero, la differenza. Ma sotto queste immagini concrete sembra esserci una domanda più profonda: come può un soggetto trovare il proprio posto senza smettere di desiderare, senza cancellare ciò che ha perduto e senza eliminare la distanza dall'altro?

Questo articolo propone un ascolto particolare di alcune canzoni di Fossati: non una biografia musicale dell'autore e neppure una spiegazione definitiva dei testi, ma un percorso psicoanalitico.

Le canzoni diventano tappe di un viaggio interiore.

1. La pianta del tè

Il tema: le radici e l'origine

La pianta del tè, pubblicata nel 1988 nell'omonimo album, apre idealmente il nostro percorso. È una canzone attraversata dall'Oriente, dalla polvere, dall'altopiano, dalla solitudine e da una pianta apparentemente piccola, quasi fragile. La discografia ufficiale di Fossati la colloca come brano d'apertura dell'album del 1988.

La pianta è una figura straordinaria per pensare psicoanaliticamente il soggetto.

Una pianta cresce perché ha radici.

Ma le radici non sono semplicemente ciò che trattiene: sono ciò che permette di crescere.

Anche l'identità psichica nasce da qualcosa che ci precede: una famiglia, una lingua, una storia, uno sguardo, un desiderio dell'Altro.

Prima di poter dire “io”, siamo già stati collocati dentro una storia.

La psicoanalisi ci insegna però che l'origine non è un luogo che possiamo semplicemente recuperare. La nostra storia viene continuamente reinterpretata dal presente.

Per questo la domanda non è soltanto:

“Da dove vengo?”

ma:

“Che cosa faccio oggi di ciò da cui provengo?”

La pianta del tè diventa così la metafora di un soggetto che deve contemporaneamente avere radici e poter andare altrove.

Tappa psicoanalitica

L'identità non consiste nel liberarsi dalle proprie radici, ma nel trasformare ciò che si è ricevuto.

2. E di nuovo cambio casa

Il tema: cambiare luogo senza cambiare posizione

🎧


Dalle radici passiamo immediatamente alla casa.

La casa è uno dei simboli più potenti della vita psichica: contiene, protegge, delimita, ma può anche diventare troppo stretta.

Il titolo contiene una parola decisiva:

“di nuovo”.

Non è semplicemente cambio casa.

È ancora una volta.

Ed è proprio quel “di nuovo” che introduce Freud.

Possiamo cambiare luoghi, relazioni, lavori, abitudini e continuare a incontrare qualcosa di molto simile a ciò da cui stavamo cercando di fuggire.

La psicoanalisi chiamerebbe in causa la coazione a ripetere.

Il soggetto non ripete necessariamente perché vuole soffrire. Ripete perché c'è qualcosa della propria storia che non è ancora stato simbolizzato.

Da qui una domanda fondamentale:

Sto cambiando davvero oppure sto soltanto cambiando il luogo nel quale ripeto la stessa storia?

La casa diventa allora una metafora della posizione soggettiva.

Tappa psicoanalitica

Cambiare casa non significa necessariamente trovare casa.

Il problema non è soltanto trovare un luogo nuovo, ma trovare un modo nuovo di stare nel proprio desiderio.

3. I treni a vapore

Il tema: il viaggio e la memoria

🎧

Se E di nuovo cambio casa racconta il bisogno di spostarsi, I treni a vapore trasformano lo spostamento in una vera esperienza psichica.

Il treno procede.

Porta qualcuno verso un altro luogo, ma porta con sé anche il passato.

È una bella immagine della memoria inconscia.

Il passato non è semplicemente ciò che è “dietro” di noi. Può continuare a viaggiare dentro il presente.

Freud ci ha mostrato che il tempo dell'inconscio non coincide con il tempo cronologico: qualcosa accaduto molti anni prima può continuare ad avere un effetto attuale.

Il viaggio diventa quindi ambivalente.

Da una parte significa:

andare via.

Dall'altra:

portare con sé ciò da cui si è partiti.

È impossibile viaggiare lasciando completamente indietro la propria storia.

Tappa psicoanalitica

Il soggetto parte, ma ciò che ha vissuto continua a viaggiare con lui.

La domanda diventa:

Quanto del nostro passato continua a viaggiare nel nostro presente?

4. La musica che gira intorno

Il tema: le voci dell'Altro

🎧

Nel 1983 Fossati pubblica La musica che gira intorno, dall'album Le città di frontiera. Il brano è attraversato dal tema dei confini e da ciò che impedisce o limita il movimento delle idee.

Psicoanaliticamente possiamo spingerci oltre la lettura sociale.

La musica che gira intorno può diventare la metafora di tutto ciò che ci precede e ci circonda.

Prima di parlare, siamo parlati.

Prima di scegliere, siamo stati scelti dentro una famiglia, una lingua, una cultura, una storia.

Dentro di noi risuonano voci che non abbiamo inventato noi.

Le aspettative dei genitori.

Le parole ricevute.

I divieti.

Gli ideali.

Le immagini di ciò che dovremmo essere.

Ecco allora la domanda psicoanalitica:

Quale musica gira intorno a me prima ancora che io cominci a cantare la mia?

La cura analitica potrebbe essere pensata proprio come un ascolto di questa musica.

Non per farla tacere, ma per riconoscerla.

Tappa psicoanalitica

Prima di trovare la propria voce, il soggetto deve poter ascoltare le voci che lo hanno costituito.

5. Pensiero stupendo

Il tema: la fantasia e il desiderio

🎧

Qui entriamo in un territorio diverso: la fantasia.

Pensiero stupendo è stata scritta da Ivano Fossati e Oscar Prudente e portata al successo da Patty Pravo nel 1978. Il testo mette in scena, attraverso l'ambiguità, una fantasia erotica triangolare.

Il fatto che qui la canzone sia interpretata da Patty Pravo non è un dettaglio secondario: nel nostro percorso interessa proprio perché Fossati diventa autore di una voce che dà corpo a una fantasia.

La psicoanalisi insegna che fantasia e realtà non sono la stessa cosa.

Una fantasia non è necessariamente qualcosa che desideriamo realizzare.

È uno spazio psichico nel quale il desiderio può mostrarsi prima di assumere una forma concreta.

La fantasia introduce inoltre un terzo.

Non più semplicemente:

io → tu

ma:

io → tu → l'altro.

E con il terzo compare una questione fondamentale del desiderio: il desiderio dell'altro.

Non desideriamo soltanto qualcuno.

A volte desideriamo sapere se siamo desiderati.

Il soggetto scopre così che il proprio desiderio è legato allo sguardo dell'Altro.

Tappa psicoanalitica

La fantasia non è necessariamente ciò che vogliamo fare: è ciò che può rivelare qualcosa di ciò che desideriamo.

La domanda diventa:

Che cosa mi rivela di me ciò che mi sorprendo a desiderare?

6. Il bacio sulla bocca

Il tema: l'incontro corporeo con l'altro

🎧

Dalla fantasia passiamo al corpo.

Il bacio sulla bocca appartiene a Lampo viaggiatore del 2003. È una delle rare canzoni d'amore di Fossati costruite intorno a una possibilità positiva dell'incontro.

Il bacio è interessante perché la bocca è contemporaneamente luogo della parola e del piacere.

È attraverso la bocca che il bambino riceve nutrimento, ma è anche attraverso la bocca che l'adulto parla, desidera e bacia.

Il bacio può allora essere pensato come un momento nel quale la parola diventa corpo.

Ma il punto psicoanalitico fondamentale è un altro.

Baciare qualcuno non significa possederlo.

L'altro rimane altro.

Posso avvicinarmi moltissimo a una persona senza poterla conoscere completamente.

Ed è proprio questa distanza a mantenere vivo il desiderio.

Tappa psicoanalitica

Amare non significa cancellare la distanza: significa poterla abitare.

7. Di tanto amore

Il tema: la perdita e la traccia dell'oggetto

🎧

Dopo l'incontro arriva inevitabilmente la possibilità della perdita.

Di tanto amore è una canzone che permette di entrare direttamente nella dimensione freudiana del lutto e dell'investimento libidico.

Quando amiamo qualcuno, una parte della nostra energia psichica viene investita in quell'oggetto.

Che cosa accade quando l'oggetto viene perduto?

Freud mostra che il lutto non consiste semplicemente nel “dimenticare”.

Occorre ritirare progressivamente l'investimento dall'oggetto perduto.

Ma l'altro non scompare semplicemente.

Rimane una traccia.

Rimane nella memoria.

Rimane nelle parole.

Rimane in certe nostre trasformazioni.

In questo senso il titolo “Di tanto amore” contiene un paradosso: ciò che fa soffrire è proprio la quantità di investimento che abbiamo messo nell'altro.

Tappa psicoanalitica

Ciò che perdiamo non scompare: cambia luogo, passando dalla realtà esterna alla realtà psichica.

La domanda diventa:

Come trasformare una perdita senza trasformarla in una cancellazione?

8. Dedicato

Il tema: la parola rivolta all'Altro

Dedicato nasce nel 1978 ed è stato scritto e interpretato da Fossati, diventando celebre anche nella versione di Loredana Bertè.

Dopo la perdita arriva la parola.

Quando qualcuno non è più completamente raggiungibile, possiamo ancora rivolgerci a lui.

Una dedica è infatti una parola indirizzata.

Non è semplicemente parlare.

È parlare a qualcuno.

Questa differenza è fondamentale per la psicoanalisi.

Il soggetto si costituisce nel rapporto con l'Altro: essere ascoltati, riconosciuti, nominati.

Una dedica può allora essere pensata come un gesto simbolico:

“Io ti riconosco come destinatario della mia parola.”

L'amore non è soltanto possesso.

Può essere anche riconoscimento.

Tappa psicoanalitica

Quando l'altro non può essere posseduto, può ancora essere raggiunto dalla parola.

9. Buontempo

Il tema: il desiderio che rimette in movimento

🎧

Dopo radici, casa, viaggio, memoria, fantasia, incontro e perdita, qualcosa può finalmente rimettersi in movimento.

Buontempo appartiene al percorso discografico di Fossati degli anni Ottanta ed è presente anche nel live Buontempo del 1993.

Il “buon tempo” può essere ascoltato non semplicemente come tempo favorevole, ma come rottura della ripetizione.

C'è un momento nel quale qualcosa ricomincia.

Non perché tutti i problemi siano risolti.

Ma perché il soggetto torna a desiderare.

La psicoanalisi non promette una vita senza mancanza.

Al contrario: la mancanza è strutturale.

Ma proprio perché qualcosa manca, il desiderio può continuare a muoversi.

Tappa psicoanalitica

Il desiderio non elimina la mancanza: la trasforma in movimento.

10. Pane e coraggio

Il tema: lo straniero e il riconoscimento

🎧

Splendida versione registrata al carlo felice genova.

Con Pane e coraggio il viaggio individuale diventa sociale.

Il brano, pubblicato nel 2003 nell'album Lampo viaggiatore, affronta il tema dello straniero e della migrazione, uno dei motivi ricorrenti nella scrittura di Fossati.

Psicoanaliticamente, però, lo straniero non è soltanto colui che arriva da un altro paese.

Lo straniero è anche ciò che non riconosciamo di noi stessi.

Freud, attraverso il concetto di Unheimlich, mostra il paradosso di qualcosa che appare estraneo e contemporaneamente familiare.

L'altro può diventare inquietante proprio perché ci ricorda una parte della nostra stessa vulnerabilità.

Lo straniero ci mette davanti a una domanda:

Posso riconoscere nell'altro qualcosa di umano anche quando non mi somiglia?

E la domanda può essere rovesciata:

Posso accettare di essere anch'io, qualche volta, straniero a me stesso?

Tappa psicoanalitica

Riconoscere l'altro significa anche tollerare ciò che, dentro di noi, non controlliamo e non comprendiamo completamente.

11. Mio fratello che guardi il mondo

Il tema: l'Altro e la fraternità

🎧

Arriviamo così alla conclusione.

Mio fratello che guardi il mondo, contenuta in Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia del 1992, chiude idealmente il percorso. La discografia ufficiale di Fossati colloca il brano nell'album del 1992.

Il titolo contiene già una scelta fondamentale:

non dice semplicemente “straniero”.

Dice:

“mio fratello”.

Fossati ha spiegato che la canzone non voleva riferirsi soltanto agli immigrati, ma più ampiamente alla difficoltà di convivere con la diversità, comprese povertà, disagio e condizioni di vulnerabilità.

Qui il nostro percorso raggiunge il suo punto più alto.

Abbiamo iniziato dalle radici del soggetto.

Abbiamo attraversato la casa.

Abbiamo incontrato la partenza.

Abbiamo ascoltato le voci dell'Altro.

Abbiamo incontrato la fantasia e il desiderio.

Abbiamo scoperto che amare significa anche mantenere una distanza.

Abbiamo attraversato la perdita.

Abbiamo affidato alla parola ciò che non poteva essere posseduto.

E infine abbiamo incontrato l'altro diverso da noi.

La fraternità non significa diventare uguali.

Significa poter dire:

“Tu non sei me. E tuttavia posso riconoscerti come soggetto.”

Tappa psicoanalitica

L'alterità non è un ostacolo da eliminare: è la condizione stessa dell'incontro.

Il percorso complessivo

A questo punto le undici canzoni possono essere lette come un unico itinerario:

La pianta del tè→ Da dove vengo?

E di nuovo cambio casa→ Dove posso abitare?

I treni a vapore→ Come posso partire portando con me la mia storia?

La musica che gira intorno→ Quali voci mi hanno costituito?

Pensiero stupendo→ Che cosa desidero quando la fantasia apre una possibilità inattesa?

Il bacio sulla bocca→ Come posso avvicinarmi all'altro senza possederlo?

Di tanto amore→ Che cosa rimane quando l'altro viene perduto?

Dedicato→ Come posso ancora rivolgere la parola all'altro?

Buontempo→ Come può il desiderio rimettermi in movimento?

Pane e coraggio→ Come incontro ciò che è straniero?

Mio fratello che guardi il mondo→ Come posso riconoscere l'altro nella sua differenza.


un filo conduttore tra le canzoni: abitare la distanza


vediamo come collocare questo filo conduttore:

La distanza.

La distanza dalle proprie origini.

La distanza dalla casa.

La distanza percorsa dal viaggio.

La distanza tra ciò che siamo e ciò che gli altri hanno immaginato per noi.

La distanza tra desiderio e realizzazione.

La distanza tra due corpi che si baciano.

La distanza che la perdita introduce.

La distanza tra una parola e il suo destinatario.

La distanza tra noi e lo straniero.

E infine la distanza tra due soggetti che, proprio perché rimangono diversi, possono incontrarsi.

La psicoanalisi non promette di cancellare questa distanza.

Forse insegna piuttosto a sopportarla, ascoltarla e trasformarla.

Perché il problema non è diventare una cosa sola con l'altro.

Il problema è poter stare nella relazione senza perdere la propria soggettività.

Ed è forse qui che la poesia di Fossati incontra la psicoanalisi:

non dobbiamo eliminare la distanza per incontrare l'altro. Dobbiamo imparare ad abitarla.

E allora il viaggio che queste canzoni raccontano non è soltanto un viaggio attraverso luoghi, amori, partenze e ritorni.

È il viaggio di un soggetto che cerca lentamente di rispondere a una domanda:

“Dove posso abitare senza smettere di essere me stesso, e come posso incontrare l'altro senza chiedergli di diventare come me?”

Forse è proprio questa la musica che gira intorno a noi.

E forse la psicoanalisi consiste, almeno in parte, nell'imparare ad ascoltarla.



Il sogno, la via regia e la possibilità dell'incontro

Siamo partiti da una domanda apparentemente semplice: che cos'è un sogno?

La domanda non è secondaria. Perché dal modo in cui definiamo il sogno dipende anche il modo in cui ci rapportiamo a ciò che, dentro di noi, non comprendiamo immediatamente.

Possiamo pensare al sogno come a un messaggio da decifrare, come se dietro ogni immagine esistesse un significato già stabilito e fosse sufficiente possedere la chiave giusta per arrivare alla soluzione. Ma possiamo anche assumere una posizione diversa: considerare il sogno non come un enigma che qualcuno dall'esterno deve risolvere, ma come una formazione dell'inconscio che chiede di essere ascoltata.

È qui che la prospettiva freudiana assume tutta la sua forza.

Freud definisce il sogno la “via regia per la conoscenza dell'inconscio”. Ma la via regia non è una strada che conduce a una destinazione già conosciuta. Non è una scorciatoia attraverso la quale arrivare finalmente alla verità nascosta dell'individuo.

È una via perché apre un percorso.

E soprattutto è una via che attraversa ciò che non si presenta immediatamente come comprensibile: immagini, spostamenti, condensazioni, frammenti di memoria, persone conosciute e sconosciute, situazioni impossibili, desideri, paure, contraddizioni.

Il sogno non ci consegna semplicemente una risposta. Ci mette davanti a qualcosa che domanda di essere interrogato.

Per questo, nell'esperienza analitica, il sogno non viene trattato come un dizionario di simboli.

Non si tratta di dire:

“Questo significa quello.”

Si tratta piuttosto di domandare:

“Che cosa mi fa venire in mente questa immagine?”

“Dove mi porta questa parola?”

“Quale ricordo riemerge?”

“Perché proprio questa persona?”

“Che cosa sento davanti a questa scena?”

E ancora:

“Chi parla nel sogno?”

“A chi parla?”

“Chi è l'altro che compare?”

Questa ultima domanda apre un passaggio decisivo.

Perché l'altro che incontriamo nel sogno può essere una persona reale, qualcuno che amiamo, qualcuno che abbiamo perduto, uno sconosciuto, una voce, un volto, una figura inquietante. Ma può anche rappresentare qualcosa della nostra stessa storia: un desiderio che non riconosciamo, una parte di noi rimasta estranea, una mancanza, qualcosa che ancora non sappiamo nominare.

In questo senso, l'altro del sogno non è soltanto qualcuno da comprendere. È qualcuno attraverso il quale possiamo scoprire qualcosa che ancora non sappiamo di noi stessi.

Ed è proprio qui che il sogno modifica anche il nostro rapporto con l'Altro.

Se penso che esista sempre un significato definitivo, l'altro diventa qualcosa da decifrare. Cerco di capire chi è, cosa vuole, cosa significa, cosa nasconde.

Se invece accetto che nell'altro rimanga una quota di enigma, allora la relazione cambia.

Non devo più necessariamente eliminare l'estraneità per poter incontrare l'altro.

Posso ascoltarla.

Posso lasciarla esistere.

Posso persino scoprire che è proprio ciò che non comprendo dell'altro a permettermi di incontrarlo come soggetto e non semplicemente come immagine delle mie aspettative.

È questo, in fondo, il movimento che abbiamo seguito anche attraverso le canzoni di Ivano Fossati.

Non abbiamo cercato di stabilire una volta per tutte che cosa Fossati volesse dire.

Abbiamo provato ad ascoltare ciò che le sue parole potevano mettere in movimento.

Una radice ci ha portato alla questione dell'origine.

Una casa alla domanda su dove abitare.

Un treno alla memoria e al viaggio.

La musica che gira intorno ci ha condotti alle voci dell'Altro che ci costituiscono prima ancora che possiamo riconoscerle come nostre.

La fantasia ha aperto lo spazio del desiderio.

Il bacio ha portato il desiderio nel corpo e nella distanza tra due corpi.

La perdita ci ha mostrato come l'altro possa continuare a vivere nella realtà psichica anche quando non è più presente nella realtà esterna.

La dedica ha trasformato la parola in parola rivolta a qualcuno.

Il buon tempo ha rimesso il desiderio in movimento.

Lo straniero ci ha condotti verso ciò che non riconosciamo nell'altro e, forse, in noi stessi.

E infine il fratello ci ha posto davanti alla possibilità di riconoscere l'altro senza pretendere che sia uguale a noi.

In questo senso, non abbiamo semplicemente attraversato undici canzoni.

Abbiamo attraversato undici modi di incontrare l'Altro.

Ed è proprio qui che sogno e musica possono incontrarsi.

Non perché una canzone sia un sogno, né perché debba essere interpretata come se fosse un sogno. Ma perché entrambe possono diventare, per chi ascolta, uno spazio associativo.

Una parola può richiamarne un'altra.

Un'immagine può risvegliare un ricordo.

Un verso può toccare una perdita.

Una melodia può riportare alla presenza qualcuno che non c'è più.

Una figura straniera può far emergere qualcosa di familiare.

Una frase ascoltata centinaia di volte può improvvisamente assumere, in un determinato momento della nostra vita, un significato completamente diverso.

È questo il punto fondamentale: il significato non è sempre semplicemente dentro la cosa che ascoltiamo. Può emergere nell'incontro tra ciò che ascoltiamo e la nostra storia.

E allora possiamo tornare alla domanda iniziale sul sogno.

Che cosa significa davvero parlare della via regia dell'inconscio?

Forse significa riconoscere che esiste una via attraverso la quale possiamo avvicinarci a ciò che non sappiamo ancora di noi stessi.

Ma questa via non è necessariamente lineare.

Non è una strada già tracciata.

È fatta di deviazioni, ritorni, immagini, parole, ricordi, desideri, perdite e incontri.

È una via che non elimina l'enigma: lo rende abitabile.

Il sogno, allora, non ci dice semplicemente chi siamo.

Ci mostra che dentro di noi esiste ancora qualcosa che domanda di essere ascoltato.

E l'analisi, in questo senso, può consistere proprio nel dare tempo e parola a ciò che ancora non ha trovato una forma definitiva.

Forse è anche per questo che la musica può avere una funzione così particolare nella nostra esperienza psichica.

Non perché ci spieghi qualcosa.

Ma perché, qualche volta, ci fa sentire qualcosa prima ancora che sappiamo dirlo.

Ed è qui che il percorso attraverso Fossati torna al punto da cui era iniziato.

Dalla radice alla casa.

Dalla casa al viaggio.

Dal viaggio alle voci dell'Altro.

Dalle voci al desiderio.

Dal desiderio all'incontro.

Dall'incontro alla perdita.

Dalla perdita alla parola.

Dalla parola allo straniero.

Dallo straniero al fratello.

Un percorso che non elimina la distanza, ma ci insegna progressivamente a interrogarla.

Perché la psicoanalisi non promette di cancellare ciò che ci separa dall'Altro.

Ci invita piuttosto ad ascoltare quella distanza, a riconoscerla, a trasformare il modo in cui la abitiamo.

E allora le due domande che hanno attraversato questo viaggio possono tornare insieme:

Come posso abitare senza smettere di essere me stesso?

Come posso incontrare l'altro senza chiedergli di diventare come me?

Tra queste due domande si apre quella stessa via che Freud chiamava la via regia dell'inconscio.

Una via che non conduce fuori dalla distanza, ma dentro di essa.

Una via nella quale sogno, musica e parola possono incontrarsi.

Forse abitare la distanza significa proprio questo: non avere dell'altro una risposta definitiva, ma poter continuare a rivolgergli una domanda.

Non possederlo.

Non decifrarlo completamente.

Non trasformarlo in uno specchio di noi stessi.

Ma lasciargli uno spazio nel quale possa continuare a essere altro.

E forse è proprio in quello spazio, in quella distanza non cancellata, che può finalmente accadere l'incontro.

La via regia dell'inconscio non ci conduce alla casa dell'Altro: ci insegna a stare sulla soglia, abbastanza vicini da poterlo incontrare, abbastanza separati da non confonderlo con noi.

Forse è questa la musica che gira intorno a noi.

E forse la psicoanalisi consiste, almeno in parte, nell'imparare ad ascoltarla.


 
 
 

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