Imparare ad amarsi - di Ornella Vanoni come dare la voce al cuore quando la mente lo vuole fare tacere.
- Maurizio Silvestri

- 25 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Da pochi giorni è deceduta Ornella vanonissima ho pensato di poterla ricordare con una sua canzone ovvero imparare ad amarsi.
Qui di seguito trovate il testo di «Imparare ad amarsi» di Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico
Le parole della canzone di Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico in gara al Festival di Sanremo 2018
Testo:
Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico
Imparare ad amarsi
di Bungaro - C. Chiodo - Pacifico - Bungaro - C. Chiodo - A. Fresa
Ed. Music Union/Edizioni Curci/Nuove Arti/Onda Edizioni Musicali - Milano
Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Non è in mio potere
Gioia e tristezza
Sempre davanti
Stanze vicine
Comunicanti
E in fondo sentire che niente finisce mai
È un tempo infinito il presente
Non passerà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Gabbia di ossa
Libero cuore
Hai preso dolcezza
Da ogni dolore
Conservo l’infanzia
La pratico ancora
La seduzione mi affascina sempre
E in fondo sentire che esisti felicità
Abbracciami ancora una volta
Mi basterà
Bisogna imparare ad amarsi in questa vita
Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita
E vivere ogni istante fino all’ultima emozione
Così saremo vivi
Bisogna imparare ad amarsi bisogna imparare a lasciarsi
Bisogna imparare ad amarsi
A perdonarsi
Giorno per giorno
Senza sapere
Cosa mi aspetta
Ma voglio vedere
Ma cosa vuol dire questa canzone dal punto di vista del messaggio che veicola?
Potremmo leggerlo in questa maniera cercando di creare quel ponte tra il cuore e la mente che molte volte trova difficoltà ad aprirsi una via quando queste due parti di noi entrano in conflitto.
Usiamo una poesia per poter cogliere il significato profondo di questa canzone Nella prospettiva di conciliare la voce del cuore con la difficoltà della mente di accettare questa parte sentimentale.
Poesia:
«Fate una voce al cuore>
Di Maurizio Silvestri
Fate una voce al cuore.
Perché lui parla piano,
quasi si vergogna,
come se chiedere vita
fosse un peccato.
Da anni ci accompagna
senza farsi sentire,
accetta i nostri silenzi,
le nostre rinunce,
la paura di sentire troppo
o troppo poco.
Ma non si è mai arreso.
Il cuore conosce strade
che la mente dimentica,
ricorda emozioni
che non abbiamo avuto il coraggio di vivere,
sa il nome delle gioie
che abbiamo lasciato cadere.
E continua a bussare.
Di notte, nei momenti di quiete,
nell’istante in cui una canzone
ci attraversa come una verità antica.
E allora ascoltatelo.
Non per obbedire,
ma per riconoscere
che la coscienza nasce così:
dal momento in cui
non ignoriamo più ciò che sentiamo.
Dal coraggio di dire:
«questa emozione è mia»,
«questo dolore mi appartiene»,
«questa felicità la merito».
Fate una voce al cuore —
dategli spazio,
un nome,
una possibilità.
Perché la vita comincia davvero
solo quando smettiamo
di essere stranieri
al nostro stesso battito.
Metafora psicoanalitica: il ponte tra cuore e cervello
Il testo dice “fate una voce al cuore”, ma in psicoanalisi potremmo dire che il cuore è il luogo del desiderio non ancora pensato, mentre il cervello è il luogo in cui quel desiderio diventa parola, immagine, simbolo.
La psicoanalisi insegna che ciò che non ascoltiamo in noi non scompare:
rimane come affetto senza rappresentazione (Freud), come un’emozione muta che chiede voce.
E allora possiamo immaginare una metafora:
Il cuore è la sorgente, il cervello è il fiume.
Il cuore sente per primo, come una sorgente sotterranea che sgorga in profondità.
Il cervello, invece, dà forma a quel flusso: lo incanala, lo rende un fiume che può attraversare la nostra vita senza travolgerci.
Quando ignoriamo il cuore, la sorgente rimane sotto terra:
spinge, preme, erode — ed è così che nascono i sintomi.
Quando invece lo ascoltiamo, la mente gli costruisce un letto:
e ciò che prima era caos diventa pensiero, parola, coscienza.
In termini psicoanalitici:
il cuore è l’affetto, l’emozione grezza;
il cervello è la rappresentazione, il simbolo che permette al soggetto di riconoscersi;
il ponte tra i due è la coscienza, che nasce quando finalmente mettiamo in rapporto ciò che sentiamo con ciò che pensiamo.
E allora “fare una voce al cuore” significa proprio questo:
permettere all’emozione di diventare parola, far sì che l’affetto trovi la sua rappresentazione.
Solo così — direbbe Freud — diventiamo noi stessi.

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