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Alzheimer tra inconscio e cervello. Perdita, desiderio e diagnosi nella clinica contemporanea. Dott. Maurizio Silvestri


Premessa

L’Alzheimer è spesso raccontato come una malattia della memoria. In realtà, dal punto di vista clinico profondo, è una malattia del legame tra identità, tempo e desiderio. Le neuroscienze oggi riescono a descriverne sempre meglio i meccanismi biologici; la psicoanalisi permette di comprendere che cosa accade al soggetto quando quei meccanismi cedono.

Non sono due letture alternative: sono due piani che si illuminano a vicenda.

PARTE I – LETTURA PSICOANALITICA

Perdita, mancanza e ritorno dell’inconscio

1. La perdita originaria come struttura

In Still Alice la perdita della madre e della sorella non è un semplice evento biografico: è un trauma strutturale, mai completamente simbolizzato. Freud ci insegna che il lutto non elaborato non scompare, ma si organizza come resto psichico, pronto a ritornare.

Il fatto che, nella fase avanzata della malattia, Alice scambi la fotografia con la figlia per quella della madre e della sorella è clinicamente e teoricamente decisivo:

  • non è un errore percettivo casuale,

  • è una sovrapposizione inconscia,

  • l’oggetto presente viene investito dal desiderio rivolto all’oggetto perduto.

Qui si manifesta ciò che Freud chiamava soddisfazione allucinatoria del desiderio: quando il simbolico non tiene più, l’affetto prende il sopravvento sulla realtà.

2. Alzheimer e caduta dell’Io

L’Alzheimer mostra in modo radicale una verità freudiana: l’Io non è il padrone in casa propria.

Con la progressione della malattia si dissolvono:

  • la continuità narrativa del Sé,

  • la funzione nominativa,

  • la capacità di collocarsi nel tempo.

Ma ciò che resta, sorprendentemente stabile, è il registro affettivo. Lacan direbbe che:

  • il simbolico si lacera,

  • l’immaginario si confonde,

  • ma il reale del desiderio insiste.

L’inconscio non è una memoria che si spegne: è una struttura di legami, e per questo può continuare a manifestarsi anche quando la memoria esplicita è compromessa.

3. La riconciliazione attraverso la malattia

La relazione madre–figlia nel film mostra un passaggio clinicamente raffinato: la malattia apre uno spazio che prima non esisteva. La madre, privata del controllo e del sapere, diventa finalmente accessibile.

La rappresentazione teatrale della figlia è un atto profondamente analitico:

  • mette in parola il desiderio,

  • lo espone allo sguardo dell’Altro,

  • rinuncia alla richiesta di comprensione razionale.

Quando la madre, ormai allo stadio finale, risponde affettivamente, si vede con chiarezza che non serve più il linguaggio perché il legame si compia.

4. L’oblio come separazione

La scena finale sulla spiaggia non è solo tragica: è strutturalmente coerente. Il ricordo affettivo si dissolve, ma insieme a esso si dissolve anche il peso traumatico. Lacan parlerebbe di una separazione dall’oggetto: non più trattenuto, non più cercato.

In questo senso, l’Alzheimer mostra un paradosso clinico potente:

quando la memoria cade, talvolta cade anche il dolore che essa teneva in vita.

PARTE II – LETTURA NEUROSCIENTIFICA

Diagnosi, biomarcatori e terapie oggi

1. Quando sospettare Alzheimer (specie precoce)

Dal punto di vista neurologico, oggi non si parla più solo di “demenza”, ma di Alzheimer biologico.

Segnali di allarme:

  • deficit di memoria episodica progressivi,

  • disturbi del linguaggio,

  • disorientamento temporale,

  • esordio sotto i 65 anni,

  • familiarità importante.

Nei soggetti giovani il rischio maggiore non è l’eccesso di diagnosi, ma il ritardo diagnostico.

2. Diagnosi moderna: dal sintomo alla biologia

L’iter diagnostico attuale segue una logica a imbuto:

a. Valutazione clinica e neuropsicologicaServe a descrivere il profilo cognitivo e a escludere cause reversibili.

b. Neuroimaging strutturale (RM)Evidenzia l’atrofia temporo-mesiale e esclude altre patologie.

c. Biomarcatori (snodo cruciale)Oggi la domanda clinica è:👉 questa persona ha la fisiopatologia dell’Alzheimer, sì o no?

  • Liquor: Aβ42 ↓, p-tau ↑, t-tau ↑

  • PET amiloide / tau: alta specificità

  • Sangue (p-tau217): vera svolta recente, sempre più usato come screening avanzato

Qui avviene il passaggio fondamentale: dalla diagnosi “probabile” alla diagnosi biologica.

3. Alzheimer genetico precoce

Rarissimo, ma decisivo per la ricerca e la prevenzione.

Geni coinvolti:

  • PSEN1

  • PSEN2

  • APP

Caratteristiche:

  • esordio tra 30 e 60 anni,

  • andamento familiare verticale,

  • possibilità di individuare la malattia prima dei sintomi.

Il test genetico richiede sempre counseling, perché introduce un sapere che ha effetti psichici profondi: sapere di essere destinati a una perdita futura è già una forma di trauma simbolico.

4. Terapie oggi: cosa possono e cosa no

Gli anticorpi anti-amiloide (lecanemab, donanemab):

  • agiscono solo nelle fasi precoci,

  • rallentano la progressione,

  • non cancellano la malattia,

  • richiedono selezione biologica e monitoraggio.

Le terapie sintomatiche restano utili, ma non modificano il decorso.

Il vero cambiamento è l’anticipazione diagnostica: curare prima, perché dopo è troppo tardi.

PARTE III – ZONA DI INCONTRO

Dove neuroscienze e psicoanalisi si toccano

Le neuroscienze mostrano che:

  • la memoria episodica è la prima a cadere,

  • i circuiti affettivi resistono più a lungo.

La psicoanalisi lo sapeva già in altro linguaggio:

  • l’identità non coincide con il ricordo,

  • il desiderio precede e supera l’Io,

  • l’inconscio non è localizzabile, ma si manifesta nei legami.

L’Alzheimer costringe la clinica a una verità scomoda ma feconda:

anche quando il cervello perde le sue funzioni superiori, il soggetto non scompare del tutto.

Conclusione

Oggi possiamo diagnosticare meglio, intervenire prima, rallentare il decorso. Ma ciò che Still Alice mostra – e che Freud e Lacan aiutano a pensare – è che la questione centrale non è solo la memoria, ma la mancanza, il desiderio e il legame.

Una clinica veramente avanzata non sarà solo più tecnologica, ma capace di tenere insieme:

  • biomarcatori,

  • farmaci,

  • e la dimensione simbolica del soggetto che, anche mentre si perde, continua a desiderare.

Se vuoi, questo testo può diventare:

  • un capitolo autonomo del libro,

  • una lezione/conferenza con due voci (neuroscienze + psicoanalisi),

  • oppure una dispensa clinica per colleghi.

 
 
 

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