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L'inettitudine: tra desiderio godimento e solitudine secondo Freud e Lacan. Dottor Maurizio Silvestri

1. Introduzione: l’inetto come soggetto sulla soglia

Quando utilizziamo la parola inettitudine, pensiamo subito a una mancanza:

una difficoltà, una incapacità, qualcosa che “non funziona”.

Ma se la osserviamo con più attenzione, ci accorgiamo che essa tocca un punto molto più radicale:

non riguarda solo ciò che il soggetto sa fare,

ma il modo in cui riesce — o non riesce — a entrare nella propria vita.


L’inetto non è semplicemente colui che fallisce.

È spesso colui che resta sulla soglia dell’azione.


E questa soglia è già una forma di solitudine.


2. Etimologia e primo scarto: non essere “aptus”

Dal latino aptus: adatto, appropriato.

Ineptus: non adatto, fuori luogo.

Questo è già un punto fondamentale:

l’inettitudine non è una qualità interna,

ma una relazione fallita tra il soggetto e il mondo.

È il luogo in cui il soggetto non riesce a coincidere con ciò che è richiesto.

E qui compare già un primo livello di solitudine:

essere presenti

ma sentirsi fuori posto


3. Freud: inibizione, angoscia e rinuncia all’azione

Freud ci offre una chiave decisiva: l’inibizione.

Nel testo Inibizione, sintomo e angoscia (1926), scrive:

“L’inibizione è una limitazione funzionale dell’Io.”

Non è una mancanza reale di capacità.

È un blocco, una riduzione dell’azione.

Ma perché il soggetto si blocca?

Freud ci indica la direzione:

“L’angoscia è il segnale di un pericolo.”

E quindi:

non agisco per evitare il pericolo

non mi espongo per evitare la perdita

👉 L’inettitudine diventa una difesa.

Ma ogni difesa ha un prezzo:

meno azione

meno incontro

meno relazione

👉 più solitudine.


4. Il desiderio: tra trattenimento e impossibilità

Freud, in una formula essenziale, ci dice:

“Il desiderio è sempre desiderio di qualcosa che manca.”

L’inettitudine si situa proprio qui:

👉 il desiderio c’è, ma non si realizza.

Il soggetto:

desidera

immagina

anticipa

ma non agisce.

Si crea uno scarto:

interno: pieno di movimento

esterno: immobilità

👉 una solitudine che non è assenza di desiderio,

ma impossibilità di incarnarlo.


5. Lacan: il desiderio e l’Altro

Con Lacan, il quadro si chiarisce ulteriormente.

Nel Seminario XI, Lacan afferma:

“Il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro.”

Questo significa che:

il desiderio non è mai isolato

è sempre inscritto in una relazione

L’inettitudine può allora essere letta come:

👉 difficoltà a sostenere il proprio desiderio davanti all’Altro.

Il soggetto:

non si autorizza

non prende parola

non si espone

E resta in una posizione sospesa.


6. Godimento: il paradosso dell’inettitudine

Lacan introduce un elemento ancora più radicale: il godimento.

Nel Seminario XX afferma:

“Il godimento è ciò che va al di là del principio di piacere.”

E qui troviamo un paradosso:

👉 il non agire può diventare una forma di godimento.

godimento del rinvio

godimento della sospensione

godimento del “non ancora”

Il soggetto soffre, ma allo stesso tempo: 👉 resta attaccato a questa posizione.

E questo produce una solitudine particolare:

una solitudine abitata dal proprio stesso funzionamento.


7. Le strutture cliniche


7.1 L’ossessivo: pensare al posto di agire

Freud, nel caso dell’“Uomo dei topi”, mostra come il pensiero possa diventare sostitutivo dell’azione.

L’ossessivo:

pensa al posto di fare

controlla al posto di scegliere

Lacan dirà:

“L’ossessivo è colui che vuole rimandare il momento dell’atto.”

👉 L’inettitudine è qui un effetto del controllo.

Solitudine ossessiva

pieno di pensiero

vuoto di incontro


7.2 L’isterico: non essere mai abbastanza

Lacan definisce l’isterico così:

“Che cosa vuole l’Altro da me?”

Il soggetto isterico:

desidera

ma non si sente mai adeguato

👉 l’inettitudine è qui una difficoltà di posizione.

Solitudine isterica

essere con l’altro

ma non sentirsi riconosciuti


7.3 Il narcisismo: difendersi dal fallimento

Freud, in Introduzione al narcisismo (1914), scrive:

“Il narcisismo primario è uno stato in cui l’Io è investito di libido.”

Nel narcisismo patologico:

l’immagine di sé deve essere preservata

👉 l’inettitudine diventa strategia:

non agisco → non fallisco

Solitudine narcisistica

isolamento

difesa

distanza

meglio soli che feriti.


7.4 La perversione: agire senza Altro

Nella perversione troviamo una configurazione diversa.

Lacan dice:

“Il perverso si fa strumento del godimento dell’Altro.”

Qui non c’è blocco.

👉 ma manca il riconoscimento dell’Altro come soggetto.

Solitudine perversa

non è assenza di azione

ma assenza di relazione autentica


8. Zeno: l’inettitudine come forma di esistenza

In La coscienza di Zeno troviamo la figura più viva dell’inettitudine.

Zeno:

pensa

analizza

rimanda

La famosa “ultima sigaretta” è perfetta:

👉 il desiderio viene sempre differito.

Zeno e il desiderio

Zeno mantiene il desiderio vivo non realizzandolo.

👉 finché non agisce, tutto resta possibile.

Zeno e il godimento

Zeno gode nel:

raccontarsi

giustificarsi

non coincidere

Zeno e la solitudine

Zeno è solo perché:

non coincide mai con la propria vita.

È sempre:

osservatore

narratore

ma mai completamente presente


9. Conclusione: dall’inettitudine all’atto

Possiamo allora dire:

l’inettitudine è il luogo in cui il soggetto non riesce a sostenere il proprio desiderio nel campo dell’Altro.

E la solitudine che ne deriva è:

distanza dall’atto

distanza dal desiderio

distanza dal godimento incarnato

Chiusura finale (forte, da conferenza)


Come dice Lacan:

“L’atto è ciò che cambia il soggetto.”

L’inetto è colui che resta prima dell’atto.

E la solitudine che lo accompagna non è solo assenza di altri,

ma impossibilità di attraversare quel punto in cui il desiderio diventa reale.

Il lavoro analitico non è eliminare l’inettitudine,

ma permettere al soggetto di compiere un atto — anche minimo —

che lo faccia esistere nel mondo.

 
 
 

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