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Una messa in scena cinematografica di un percorso analitico: ciò che è sintomo diventa funzione creativa del desiderio nel film i sogni segreti di Walter Mitty. Dott. Maurizio Silvestri.

Il film I sogni segreti di Walter Mitty. A mio parere non racconta semplicemente il passaggio dalla fantasia all'azione, ma la trasformazione della fantasia stessa. È quasi una messa in scena cinematografica di un percorso analitico: ciò che inizialmente è sintomo diventa progressivamente funzione creativa del desiderio.

Freud, nel saggio , mostra come la fantasia isterica non sia un semplice prodotto dell'immaginazione, ma una formazione di compromesso. Essa realizza un desiderio inconscio senza che il soggetto debba realmente assumersene la responsabilità. La fantasia protegge il soggetto dall'angoscia, ma contemporaneamente lo separa dalla vita. È una soddisfazione sostitutiva.

Walter Mitty si trova esattamente in questa posizione.

I suoi sogni ad occhi aperti non sono semplicemente delle fantasticherie. Essi rappresentano il luogo nel quale può finalmente essere l'uomo che nella realtà non riesce ad essere. Ogni fantasia costruisce un Walter eroico, ammirato, coraggioso, irresistibile. Ma è significativo osservare che queste fantasie hanno sempre un pubblico. C'è sempre qualcuno che guarda Walter. Sono costruite per uno sguardo.

Da una prospettiva psicoanalitica potremmo dire che il protagonista non realizza ancora il proprio desiderio, ma il desiderio dell'Altro.

Ecco il primo punto fondamentale.

Le sue fantasie non esprimono ciò che Walter desidera veramente. Esprimono l'immagine ideale che pensa gli altri vorrebbero vedere. L'eroe, il salvatore, il combattente, l'uomo eccezionale.

In termini lacaniani, Walter è ancora catturato dall'Ideale dell'Io.

Le fantasie funzionano come il sintomo isterico: mettono in scena un'identità ideale senza trasformare realmente il soggetto.

È interessante che nel film questo meccanismo venga interrotto in modo quasi improvviso dalla scena dell'elicottero.

Fino a quel momento ogni volta che Walter sogna si immobilizza.

Con l'elicottero accade qualcosa di radicalmente nuovo.

La fantasia continua ad esserci, ma non sostituisce più l'azione.

La rende possibile.

È come se l'immaginazione smettesse di essere un rifugio e diventasse una forza propulsiva.

Walter sale davvero sull'elicottero.

Compie realmente ciò che prima poteva soltanto immaginare.

Questo è un passaggio psichico enorme.

La fantasia non viene eliminata.

Viene integrata.

Freud direbbe che il desiderio trova finalmente una via di realizzazione nella realtà invece di rimanere confinato nella formazione sostitutiva del sintomo.

Il secondo momento decisivo è l'incontro con il grande fotografo .

Qui il film introduce una riflessione straordinaria sullo sguardo.

Sean racconta che davanti ad alcuni momenti straordinari preferisce non fotografare.

Vuole viverli.

È una frase apparentemente semplice, ma dal punto di vista analitico possiede una forza enorme.

Fin lì anche la fotografia poteva essere letta come una forma dello sguardo dell'Altro.

Fotografare significa fissare un'immagine destinata ad essere vista.

Sean invece rinuncia all'immagine.

Rinuncia al riconoscimento.

Sceglie l'esperienza.

È il passaggio dal desiderio di essere visto al desiderio di vivere.

L'oggetto non è più costruito per l'Altro.

Diventa esperienza del soggetto.

Walter comprende qualcosa di essenziale.

La vita non è fatta per essere rappresentata.

È fatta per essere abitata.

È forse qui che il film si avvicina maggiormente alla conclusione di un'analisi.

Perché il soggetto non cerca più continuamente conferma nello sguardo dell'Altro.

Comincia a desiderare in prima persona.

Il terzo passaggio riguarda la donna amata, .

All'inizio Walter può amarla soltanto nelle proprie fantasie.

Anche questa relazione è immaginaria.

L'amore è possibile solo nel sogno.

Alla fine, invece, Walter le parla.

Si espone.

Accetta la possibilità del rifiuto.

Il desiderio diventa rischio.

Ed è proprio questa esposizione a distinguere il desiderio reale dalla fantasia.

La fantasia elimina il rischio.

Il desiderio autentico lo assume.

Ma il momento forse più straordinario del film riguarda la fotografia mancante.

Per tutta la narrazione Walter crede di cercare uno scatto.

In realtà sta cercando se stesso.

La fotografia numero 25 diventa il simbolo dell'intero percorso analitico.

L'oggetto ricercato non è mai stato esterno.

Era il soggetto stesso.

È una struttura profondamente freudiana.

Si cerca fuori ciò che può essere trovato soltanto attraverso una trasformazione interiore.

Lo scatto finale rivela che Walter era sempre stato presente.

Non come eroe immaginario.

Ma come uomo reale.

È il riconoscimento che il vero oggetto della ricerca coincide con la nascita di una nuova posizione soggettiva.

A questo punto i sogni ad occhi aperti cambiano completamente significato.

All'inizio erano un sintomo.

Proteggevano Walter dalla frustrazione.

Sostituivano la realtà.

Realizzavano desideri impossibili.

Alla fine diventano qualcosa di molto diverso.

Diventano anticipazioni.

Non sostituiscono più la realtà.

La preparano.

L'immaginazione smette di essere fuga e diventa apertura del possibile.

Questa, forse, è la tesi più interessante che il film suggerisce e che la psicoanalisi può sviluppare.

Lo scopo di un'analisi non è eliminare il fantasma.

È trasformarne la funzione.

All'inizio il fantasma imprigiona il soggetto in una soddisfazione sostitutiva.

Alla fine diventa lo spazio simbolico in cui il desiderio può prendere forma e trovare un'incarnazione nella vita.

Walter non smette di immaginare.

Impara finalmente ad abitare ciò che immagina.

Ed è per questo che l'ultima immagine del film possiede un valore quasi terapeutico: il protagonista non ha più bisogno di essere l'eroe delle proprie fantasie. Può essere, semplicemente, il protagonista della propria esistenza.

Credo che da questa lettura emerga un'idea molto feconda anche per la clinica: il sogno ad occhi aperti non è necessariamente un ostacolo alla vita. Diventa patologico quando sostituisce l'esperienza; diventa una risorsa quando anticipa il desiderio e offre al soggetto il coraggio di attraversare il reale. È questo il passaggio decisivo dal godimento immaginario alla realizzazione simbolica del desiderio: non si tratta più di fantasticare una vita, ma di lasciare che la fantasia apra la strada a una vita finalmente vissuta.

 
 
 

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Carmen
02 ago
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Carmen

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