top of page

Il gusto dell'eccesso. Psicoanalisi del piccante. Dott. Maurizio Silvestri

Un'ipotesi psicoanalitica originale costruita a partire dalla teoria della pulsione orale e del godimento.


Ho affrontato specificamente il tema, sollecitato da un amico che mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul tema del gusto piccante ed c’è una cosa interessante che ho trovato un merito:

non esiste, per quanto emerge dalla letteratura reperibile, una vera e propria “psicoanalisi del piccante” come tema autonomo. Però esiste una linea teorica molto ricca che permette di costruirla con una certa solidità: Freud → pulsione orale → incorporazione → Klein → Lacan → godimento/jouissance, e il piccante introduce un elemento particolarmente interessante perché porta il piacere fino alla soglia del dolore. Vediamo come fare questo percorso insieme.

1. Il punto di partenza: il gusto non coincide con il bisogno

Freud è fondamentale perché l'alimentazione infantile mostra già la distinzione fra bisogno biologico e soddisfacimento pulsionale.

Il bambino ha bisogno di nutrimento, ma nel succhiare trova qualcosa che eccede il nutrimento: una soddisfazione della bocca. È proprio questo “di più” che interessa alla psicoanalisi.

Lacan radicalizza enormemente questa distinzione. Nel Seminario XI sostiene che la bocca della pulsione non è semplicemente soddisfatta dal cibo: ciò che conta è il circuito pulsionale e il “piacere della bocca”.

Quindi possiamo già formulare:

Non mangiamo soltanto ciò di cui abbiamo bisogno: mangiamo anche ciò attraverso cui il corpo trova una particolare forma di soddisfazione.

Ed è qui che il gusto diventa psicoanaliticamente interessante.



2. Ma perché proprio il piccantissimo?

Qui secondo me c'è una pista molto più originale.

Il piccante, tecnicamente, non è propriamente un gusto come dolce, salato, amaro, acido e umami. La capsaicina attiva sistemi sensoriali legati al calore e al dolore. Per questo la sensazione del piccante è particolare: brucia senza essere realmente una ustione.

E allora possiamo porre una domanda psicoanalitica:

Perché qualcuno cerca deliberatamente una sensazione orale che si avvicina al dolore?

Non significa affatto che chi ama il peperoncino sia “masochista”. Sarebbe una banalizzazione. Ma la struttura fenomenologica è interessante:

piacere → intensificazione → limite → dolore → superamento del limite → nuovo piacere.

È quasi una piccola macchina di godimento.

E la ricerca empirica conferma qualcosa di sorprendente: aumentando il piccante, le persone modificano il comportamento orale, rallentano, fanno più pause e assumono più acqua; in alcuni esperimenti l'aumento della piccantezza ha ridotto anche la quantità di cibo consumata.

Il corpo, quindi, non subisce semplicemente il piccante: organizza un rapporto particolare con esso.



3. Qui entra Lacan: piacere e godimento

È probabilmente il punto più fertile.

Lacan permette di distinguere:

piacere → tende a mantenere l'equilibrio.

godimento (jouissance) → può spingersi oltre il limite del piacere.

Il piccante estremo è quasi una metafora corporea perfetta di questa seconda dimensione.

Un cibo normale dice:

“Questo mi piace.”

Un cibo estremamente piccante può diventare:

“Questo mi piace anche se brucia.”

E ancora:

“Voglio vedere quanto posso sopportare.”

Qui cambia completamente la questione.

Non si cerca più semplicemente l'oggetto piacevole.

Si cerca la soglia.

Ed è proprio questo che rende il fenomeno interessante in termini lacaniani.



4. Il vero oggetto potrebbe non essere il peperoncino

Questa è, secondo me, la formulazione più interessante.

Se una persona dice:

“Mi piace il peperoncino.”

possiamo pensare che desideri un oggetto.

Ma quando dice:

“Lo voglio sempre più piccante.”

l'oggetto comincia a diventare meno importante.

Non cerca più semplicemente quel gusto.

Cerca un'intensità.

E quando aumenta continuamente la dose, ciò che viene cercato potrebbe essere precisamente ciò che sfugge all'oggetto.

Qui siamo molto vicini alla logica lacaniana della pulsione: Lacan insiste sul fatto che la pulsione non trova la propria soddisfazione semplicemente raggiungendo un oggetto finale; il suo movimento consiste nel circuito che compie intorno all'oggetto.

Per questo la frase:

“Ancora più piccante.”

è psicoanaliticamente molto più interessante di:

“Mi piace il piccante.”

La prima introduce la ripetizione.



5. La bocca come zona erogena

Qui possiamo recuperare tutta la tradizione della pulsione orale.

La bocca non è soltanto l'organo attraverso cui introduciamo nutrimento.

È:

  • luogo dell'incorporazione;

  • luogo del piacere;

  • luogo della domanda;

  • luogo della parola;

  • luogo del bacio;

  • luogo del mangiare;

  • luogo del mordere;

  • luogo del gustare;

  • luogo del rifiutare.

La psicoanalisi lacaniana contemporanea continua a lavorare proprio su questa idea della bocca come luogo della pulsione. L'École de la Cause freudienne, per esempio, riprende esplicitamente il rapporto fra pulsione orale, piacere della bocca e parola.

E qui si apre una cosa bellissima:

la bocca è contemporaneamente organo del nutrimento e organo del linguaggio.

Mangiare e parlare sono due modi diversi di mettere qualcosa “dentro” o di far uscire qualcosa.



6. Il gusto è anche rapporto con l'Altro

Questo aspetto viene spesso dimenticato.

I gusti non sono puramente individuali.

Impariamo a mangiare attraverso l'Altro.

Una madre dice:

“Questo è buono.”

Un padre dice:

“Questo è troppo piccante.”

Una famiglia ama il peperoncino.

Un'altra lo detesta.

Una cultura considera normale mangiare cibi estremamente piccanti, un'altra li considera quasi immangiabili.

La ricerca empirica mostra infatti che l'esperienza precedente e l'apprendimento possono avere un ruolo importante nella preferenza per il piccante, più che semplici differenze di personalità.

Quindi il gusto è anche una storia del soggetto con l'Altro.



7. E qui Lacan offre un'altra pista straordinaria: “cosa desidero?”

Nel Seminario XI, Lacan utilizza addirittura la scena del ristorante cinese per interrogare il rapporto fra domanda, desiderio e Altro: il soggetto non sa necessariamente che cosa desidera e si rivolge all'Altro perché gli dica cosa scegliere.

È una scena culinaria che diventa una scena del desiderio.

Questo permette una domanda molto bella:

Quanto del nostro gusto è veramente “nostro”?

Quando diciamo:

“Mi piace il piccante.”

chi parla?

Il soggetto?

La sua storia?

La sua famiglia?

La sua cultura?

Una identificazione?

Un ricordo?

Una modalità di godimento?



8. Una possibile lettura del “piccantissimo”

Potremmo quindi costruire una piccola fenomenologia psicoanalitica.

Primo livello — il gusto

“Mi piace il piccante.”

È una preferenza.

Secondo livello — l'intensità

“Lo voglio sempre più piccante.”

Compare la ricerca dell'eccesso.

Terzo livello — la soglia

“Voglio qualcosa che quasi non riesco a sopportare.”

Compare il limite.

Quarto livello — il godimento

“Brucia, ma mi piace.”

Piacere e dolore entrano nella stessa esperienza.

Quinto livello — la ripetizione

“La prossima volta lo voglio ancora più forte.”

Il soddisfacimento non chiude il circuito.

Lo riapre.

Ed è precisamente qui che la questione diventa lacaniana.



9. Però attenzione a una cosa importante

Non farei mai una lettura del tipo:

“Ama il piccante → quindi ha una fissazione orale.”

Sarebbe psicoanalisi selvaggia.

La preferenza per il piccante può dipendere da moltissime cose: cultura, esposizione, apprendimento, genetica, esperienza sensoriale, contesto sociale. Uno studio su gemelli finlandesi ha trovato sia componenti ambientali sia genetiche nella piacevolezza attribuita alla piccantezza.

La psicoanalisi dovrebbe occuparsi invece di come quella preferenza entra nella storia singolare del soggetto.

La domanda analitica non sarebbe:

“Perché ti piace il peperoncino?”

ma piuttosto:

“Che cosa succede a te quando mangi qualcosa che brucia?”

Questa è una domanda completamente diversa.



10. Il gusto dell'eccesso. Psicoanalisi del piccante. 


Il gusto non riguarda soltanto ciò che ci piace, ma il modo singolare in cui ciascun soggetto organizza il proprio rapporto con il piacere, il limite e il godimento.


E il peperoncino sarebbe un caso-limite, perché mette in scena nel corpo qualcosa che la psicoanalisi conosce bene:

la ricerca di un piacere che, oltre una certa soglia, diventa godimento.

I


 
 
 

Post recenti

Mostra tutti

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page