The Odyssey - film di Nolan il tempo è il vero protagonista. Dottor Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 25 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Sono un appassionato di Nolan, avendo visto la sua filmografia sono rimasto colpito da come il regista abbia una maniera originale di concepire il tempo nei suoi film. Ho pensato così di scrivere una piccola cosa su questo spunto per collegarlo anche al suo ultimo film The Odyssey. Il tempo è il vero protagonista, ma in una forma diversa rispetto a Memento, Interstellar o Tenet.
Ci sono almeno cinque chiavi di lettura che possono rendere il film ancora più ricco.
1. Il tempo come trasformazione dell'identità
Nei film di Nolan il tempo non è quasi mai un semplice susseguirsi di eventi. È ciò che cambia la persona.
In Interstellar il tempo separa padre e figlia. In Memento distrugge la memoria. In Tenet può addirittura invertire la causalità.
In The Odyssey il tempo diventa invece la distanza tra chi eri e chi sei diventato. Ulisse torna a casa dopo vent'anni, ma il problema non è solo ritrovare Itaca: è capire se esiste ancora l'uomo che era partito.
2. Il viaggio è interiore, non geografico
Il mare è una metafora dell'inconscio.
Da una prospettiva psicoanalitica, ogni mostro può essere letto come una parte della psiche.
il Ciclope rappresenta la forza cieca;
le Sirene il desiderio che seduce;
Circe la perdita dell'identità;
Calipso la tentazione di fermare il tempo.
In fondo Ulisse attraversa se stesso più che il Mediterraneo.
3. Il tempo è memoria
Qui Nolan recupera una caratteristica dell'Odissea originale: il racconto procede spesso attraverso ricordi e flashback, quindi il passato invade continuamente il presente. Non assistiamo semplicemente agli eventi: assistiamo al modo in cui vengono ricordati. Questo è un tema tipicamente nolaniano.
4. Il senso di colpa
Molti critici hanno notato un forte legame con Oppenheimer.
Il vero nemico di Ulisse non è Poseidone.
È il peso delle proprie decisioni.
La guerra di Troia continua dentro di lui anche quando è finita. Nolan sposta l'attenzione dall'eroe glorioso all'uomo che porta addosso le conseguenze morali delle proprie azioni.
5. Il tempo come ritorno
Questa, secondo me, è la chiave più profonda.
Per Nolan il tempo non è una linea.
È un cerchio.
Pensiamo a Inception: il protagonista vuole tornare dai figli.
Pensiamo a Interstellar: Cooper vuole tornare dalla figlia.
Pensiamo a The Prestige: tutto ruota intorno a un evento originario.
Anche The Odyssey racconta un ritorno, ma non al luogo. Si torna sempre a una domanda fondamentale: "Chi sono?"
Itaca è quasi un simbolo.
L'approdo finale coincide con il recupero di un'identità.
Una lettura psicoanalitica
Essendo interessato a Freud e Lacan, il film può essere letto come il passaggio attraverso il desiderio.
Ogni isola rappresenta una possibilità di arrestare il desiderio:
restare con Calipso;
dimenticare il passato;
cedere alle Sirene;
vivere nell'onnipotenza.
Ma il desiderio autentico non consiste nel soddisfarsi: consiste nel continuare il cammino verso ciò che ci costituisce come soggetti.
Per questo Itaca non è una meta geografica: è il luogo simbolico del proprio desiderio.
In termini lacaniani, Ulisse diventa soggetto proprio perché attraversa la mancanza invece di eliminarla.
Per questo motivo considero The Odyssey quasi una sintesi dell'intera filmografia di Nolan: il tempo non è più un enigma fisico da risolvere, ma diventa tempo esistenziale, quello che ci modifica, ci mette alla prova e ci obbliga a confrontarci con ciò che siamo diventati. È forse il suo film più maturo, perché il viaggio non serve a vincere il tempo, ma ad accettarne gli effetti sull'identità.

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