L'Ulisse di Nolan: la scoperta del proprio desiderio e la differenza con Omero. Dottor Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 25 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Ho pensato di comparare l'episodio del canto delle sirene nel racconto diOmero e Nolan nell'odissea. Entrambi raccontano lo stesso episodio, ma il suo significato cambia profondamente.
L'Ulisse di Omero: la vittoria sulla tentazione
Per Omero le Sirene rappresentano una prova.
Ulisse è curioso, vuole ascoltarle, ma sa che il desiderio può essere mortale. Per questo escogita una soluzione geniale: si fa legare all'albero della nave.
L'accento cade sull'intelligenza (mētis). Ulisse vince perché è più astuto della tentazione. Riesce a ottenere ciò che desidera – ascoltare il canto – senza pagarne il prezzo.
L'episodio celebra la capacità umana di dominare le passioni attraverso la ragione.
L'Ulisse di Nolan: la scoperta del proprio desiderio
Nel film, invece, il canto delle Sirene sembra avere un significato molto più interiore.
Non è soltanto una prova da superare.
È una rivelazione.
Le Sirene sembrano conoscere Ulisse meglio di quanto lui conosca se stesso. Non gli promettono genericamente il sapere: gli mostrano il nucleo più profondo del suo desiderio.
Qui Nolan introduce un tema ricorrente nella sua opera: l'uomo è spesso il più grande enigma per se stesso.
Pensiamo a Memento: Leonard non conosce la verità su di sé. In Inception: Cobb è prigioniero del senso di colpa. In Oppenheimer: il protagonista scopre troppo tardi le conseguenze del proprio sapere.
Anche Ulisse, davanti alle Sirene, comprende qualcosa che non riguarda il mare, ma sé stesso.
La differenza fondamentale
Per Omero:
Il problema è resistere al canto.
Per Nolan:
Il problema è capire perché quel canto ci seduce così profondamente.
È una differenza enorme.
Omero mette al centro l'azione.
Nolan mette al centro la coscienza.
Una lettura psicoanalitica
Qui credo ci sia uno degli aspetti più raffinati del film.
Per Lacan il desiderio non coincide con l'oggetto che pensiamo di volere.
Desideriamo sempre qualcosa che ci manca e che non può essere posseduta completamente.
Le Sirene, invece, promettono esattamente il contrario.
Promettono:
una conoscenza completa;
una risposta definitiva;
la fine della ricerca.
È questo che rende il loro canto mortale.
Se il desiderio trovasse davvero il proprio oggetto definitivo, cesserebbe di essere desiderio.
In altre parole, cesserebbe anche il movimento che costituisce il soggetto.
Per questo Ulisse deve restare legato.
Non solo fisicamente.
Anche simbolicamente.
Deve accettare di non seguire il desiderio fino al suo estremo.
Il dettaglio che, a mio avviso, Nolan aggiunge
C'è un particolare che mi sembra caratteristico del suo cinema.
In Omero Ulisse ascolta il canto e poi prosegue.
Nel film di Nolan sembra invece che quel canto continui a risuonargli dentro.
È come se l'incontro con le Sirene lasciasse una ferita.
Da quel momento Ulisse non è più semplicemente un uomo che vuole tornare a casa.
È un uomo che ha intravisto qualcosa di assoluto e ha capito che nessun essere umano può vivere nell'assoluto.
Ed è forse per questo che, nel finale, accetta l'ultimo viaggio. Non cerca più una risposta definitiva né una vittoria conclusiva. Ha imparato che la maturità consiste nell'abitare il limite, nel custodire il desiderio senza pretendere di esaurirlo.
In questo senso, Nolan trasforma un episodio epico in una riflessione esistenziale: le Sirene non sono tanto il pericolo della seduzione, quanto il pericolo di credere che esista una verità capace di colmare definitivamente la nostra mancanza. È un'idea che dialoga sorprendentemente bene con la psicoanalisi, dove il soggetto resta vivo proprio perché il desiderio non si chiude mai in un possesso definitivo.

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