Il desiderio di contare (film) -due conquiste per l'uomo: lo spazio e il computer frutto della genialità umana nell'epoca della nuova frontiera dell'intelligenza artificiale. Dottor Maurizio Silvestri
- Maurizio Silvestri

- 31 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Il diritto di contare non parla semplicemente di tre matematiche straordinarie: racconta il momento storico in cui il genio umano costruisce lo strumento destinato a sostituire una parte delle sue stesse funzioni cognitive. È una riflessione che oggi, nell'epoca dell'intelligenza artificiale, acquista un significato nuovo.
La figura di Katherine Johnson rappresenta qualcosa che nessun computer possiede: l'intuizione simbolica. La matematica, nel film, non è una sequenza di operazioni meccaniche. È la capacità di vedere una struttura invisibile prima ancora di poterla dimostrare. Il genio matematico consiste nel cogliere relazioni che ancora non esistono nel sapere condiviso. È ciò che Henri Poincaré chiamava l'illuminazione creativa: il risultato emerge improvvisamente dopo un lungo lavoro inconscio.
Da un punto di vista psicoanalitico, questo significa che il sapere nasce dall'incontro tra inconscio e linguaggio. Freud aveva mostrato come i processi creativi non siano puramente razionali; Lacan aggiungerà che l'inconscio è strutturato come un linguaggio. Il matematico non inventa arbitrariamente una formula: lascia emergere una possibilità già inscritta nell'ordine simbolico, ma ancora non pensata.
Nel film compare IBM, il gigantesco elaboratore elettronico destinato a cambiare la storia. È una scena quasi filosofica. Le "calcolatrici umane" stanno costruendo la macchina che finirà per sostituire il loro lavoro. È il paradosso di ogni civiltà: il sapere produce strumenti che trasformano il sapere stesso.
Ma qui emerge la differenza decisiva tra calcolo e pensiero.
Il computer calcola. Il matematico comprende.
Il computer manipola simboli secondo regole. Il matematico crea nuove regole.
Il computer percorre uno spazio logico già definito. Il genio modifica lo spazio entro cui diventa possibile pensare.
L'intelligenza artificiale porta questo processo ancora più avanti. Essa non si limita a eseguire istruzioni, ma apprende regolarità da enormi quantità di dati. Tuttavia il suo sapere rimane un sapere statistico. Essa riconosce correlazioni; non possiede un desiderio di verità.
La psicoanalisi introduce qui una distinzione fondamentale.
Il sapere umano nasce da una mancanza.
L'essere umano pensa perché qualcosa gli manca, perché qualcosa resiste alla comprensione. È il vuoto che genera la domanda. Ogni scoperta scientifica è figlia di un enigma.
L'intelligenza artificiale, invece, non desidera sapere. Produce risposte senza essere attraversata dall'angoscia della domanda. Non soffre l'errore, non vive il dubbio, non incontra il limite come esperienza esistenziale.
Lacan direbbe che il sapere umano è abitato dal mancare, mentre quello della macchina è soltanto organizzazione di significanti.
Per questo il genio matematico non coincide con l'intelligenza computazionale. Il genio modifica il simbolico.
Pensiamo ai grandi matematici: Euclide, Newton, Gauss, Riemann, Gödel. Essi non hanno semplicemente risolto problemi; hanno inventato nuovi linguaggi nei quali il mondo poteva essere descritto. Ogni grande teoria matematica trasforma ciò che l'umanità può vedere.
L'intelligenza artificiale, almeno nella sua forma attuale, lavora invece dentro un linguaggio già costituito. È straordinariamente potente nel percorrerlo, ma non è essa stessa il luogo originario della sua nascita.
Qui il film diventa quasi profetico.
Le protagoniste sono donne che vengono considerate semplici esecutrici di calcoli. In realtà stanno producendo il passaggio da una civiltà fondata sulla mente individuale a una civiltà fondata sulla mente distribuita tra uomini e macchine.
Da una prospettiva simbolica possiamo allora distinguere tre livelli.
Il numero appartiene al registro del Reale: esprime una struttura che esiste indipendentemente da noi.
La matematica appartiene al Simbolico: è il linguaggio che rende il reale pensabile.
Il genio appartiene al soggetto: è colui che riesce a creare un nuovo legame tra il Reale e il Simbolico, aprendo possibilità prima impensabili.
L'intelligenza artificiale si colloca prevalentemente nel secondo livello: opera sul simbolico già costruito. Il soggetto umano, invece, è capace di trasformare il simbolico stesso perché è abitato dal desiderio, dall'inconscio, dall'errore, dalla sorpresa e dalla creatività.
In questa prospettiva, Il diritto di contare racconta molto più della conquista dello spazio. Racconta la nascita di una nuova epoca della coscienza: il momento in cui l'uomo, attraverso il proprio genio matematico, costruisce un'intelligenza capace di estendere il calcolo, ma non di sostituire ciò che rende autenticamente umano il pensiero. Il vero motore della conoscenza non è infatti la velocità del calcolo, bensì il desiderio di comprendere ciò che ancora non ha nome.

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